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Panta rei

Tutto scorre, nulla resta immobile e fisso, ma tutto cambia e trasmuta senza eccezione.

Non voglio sembrare dotto e nemmeno voglio scrivere un trattato di filosofia, anche perché non ne sarei capace. Ho scritto queste parole perché mi sembrano le più adatte per annunciare l’ennesimo stop al blog.

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Ormai questo è il quarto anno di EGA blog e quando ho creato questo blog non pensavo che durasse così tanto, nei primi tre anni prima del mio primo stop dello scorso Giugno, il blog mi ha dato delle piccole grandi soddisfazioni, era piuttosto seguito per essere un blog di nicchia e creato e curato da un dilettante, ho ricevuto visite da tutte le parti del mondo.

Ma come tutte le cose anche il tempo del blog mi sembra sia giunto al suo termine. Tutto scorre, per primo il tempo, non siamo più a quattro anni fa, dopo il mio primo stop lo scorso anno, le visite sono iniziate a decrescere e nonostante l’impegno i miei vecchi followers si sono allontanati, inoltre anche wordpress è cambiato, prima secondo me dava maggiore possibilità di fare conoscenza con il blog, tra blogger e la possibilità di condividere articoli era maggiormente facilitata, inoltre anche i temi dei vari blog erano più belli, insomma anche per wordpress, panta rei.

Mi sa che il gioco non vale più la candela, per continuare a scrivere su un blog bisogna aver tempo altrimenti è inutile continuare a tenerlo attivo. Io ci ho provato ma è davvero complicato. Come dicevo i visitatori ci sono ma non più come una volta vedo una certa distanza inoltre tra me  e voi. L’errore mio forse è stato di stoppare la pubblicazione lo scorso anno, ma forse anche senza stopparla sarebbe andata così. Credo che molti si siano allontanati dal mondo dei blog e di wordpress e conseguentemente ne abbia risentito anche il mio blog.

Cosa dirvi…. forse sarà solo l’ennesimo stop il mio… però sinceramente ora come ora credo che sia definitivo.

Ceto ho pensato anche di cancellare il blog in maniera definitivo, ma ho pensato che sarebbe stato ingiusto nei miei e vostri confronti. Nei miei perché ho impiegato tante ore a curare questo blog e nei vostri, perché avete perso un po del vostro tempo nel farmi visita e nel leggere gli articoli di EGA BLOG.

Quindi cosa dirvi ancora? GRAZIEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE

BUONA ESTATE

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Parco Astronomico delle Madonie

Ieri pomeriggio parlando con un’amica ho scoperto la bellissima idea che l’Italia ha portato avanti negli anni, cioè quella di realizzare un parco astronomico all’avanguardia sulle Madonie in Sicilia. Questa amica è ricercatrice e presto farà parte dello staff.

L’idea di realizzare il Parco Astronomico delle Madonie a Isnello nasce negli anni ’90, a seguito di osservazioni del cielo fatte dall’O.R.S.A., associazione di astrofili di Palermo. Il cielo delle Madonie fu già oggetto di verifiche e di osservazioni all’inizio degli anni ’70, quando si parlava del grande osservatorio del meridione d’Europa, osservatorio poi sorto alle Canarie. A quell’epoca si osservò il cielo delle Madonie e il cielo dell’Etna e il sito di Piano Battaglia risultò essere il più pulito, privo di inquinamento luminoso, con possibilità di osservazioni per più giorni l’anno, un sito ideale per la ricerca scientifica, la didattica e la divulgazione delle scienze astronomiche.

 

L’Italia nonostante i suoi problemi economici e soprattutto per gli scarsi fondi destinati alla ricerca, risulta essere ancora un paese all’avanguardia in campo astronomico.

Cerchiamo di mantenere questo primato.

vediamo adesso da più vicino cosa è il parco astronomica della Madonie.

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Il Parco Astronomico delle Madonie (P.A.M.) è un opera finanziata dal CIPE con 7.5 milioni di euro, nell’ambito dei fondi FAS assegnati alla Sicilia.
Prevede una Stazione osservativa sul Monte Mufara (Piano Battaglia) dotata di due telescopi robotici da 1 metro di diametro, gestiti da una centrale operativa collocata a Isnello, in provincia di Palermo.

Proprio li, in località Munciarrati, nei pressi del centro abitato, sorgerà una struttura completa per la divulgazione dell’astronomia con Planetario e terrazza d’osservazione.

Il Parco Astronomico delle Madonie raggiungerà punti di eccellenza superiori a quelle realizzate dalla  University of North Carolina che ha realizzato una struttura simile, ma meno evoluta a Cerro Tololo in Cile.

IL PARCO ASTRONOMICO DELLE MADONIE PREVEDE:

a Isnello a circa 15 Km in linea d’aria dal monte Mufara:

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verrà realizzata la Struttura didattica divulgativa che consisterà in:

– UN PLANETARIO  di 10 metri e capienza 75 persone;

– TERRAZZA OSSERVATIVA  con batteria di piccoli telescopi:

    4 telescopi riflettori da 30 cm di diametro

    4 telescopi rifrattori apocromatici da 15 cm di diametro

    4 binocoli astronomici da 12,5 cm di diametro

Questi strumenti saranno controllati da computer in modo da poterli puntare insieme sullo stesso oggetto.

– RADIOTELESCOPIO con antenna parabolica da 3 metri di diametro (analogo a quello di Medicina)

– LABORATORIO SOLARE

Sala dove sarà possibile osservare il Sole e i fenomeni superficiali che lo caratterizzano.

– LABORATORIO ASTRONOMICO ALL’APERTO

Il laboratorio astronomico consisterà di orologi solari di vario tipo e di attrezzature per lo svolgimento di esperimenti.

– LABORATORIO DIDATTICO E DIVULGATIVO

Gli studenti e i visitatori potranno effettuare esperimenti pratici di fenomeni fisici e astronomici per mezzo di rivelatori e attrezzature didattiche (simile a quello di Trieste – Immaginario  scientifico)
In questo ambito verrà collocata una collezione di meteoriti.

sul Monte Mufara (1865 mt.) sul versante occidentale del massiccio delle Madonie:

2 Telescopi robotici da 100 cm di diametro per osservazioni di:

– Afterglow di Gamma-Ray e  X-Ray burst osservati da satelliti artificiali;

– Scoperta e osservazioni di Pianeti extrasolari in orbita attorno a stelle vicine;

– Osservazioni astronomiche e fotometriche di Near-Earth Objects;

– Monitoraggio fotometrico multispettrale di stelle variabili e di nuclei galattici attivi.

Queste attività di ricerca saranno condotte da astronomi dell’INAF e delle Università italiane, ma vedrà anche la partecipazione di Università e di Enti di ricerca stranieri.

Chiunque nel mondo vorrà osservare con questi telescopi si collegherà ad internet e potrà utilizzarli.

Un aspetto molto importante di questa struttura osservativa, grazie al suo alto livello di automazione, sarà quello di poter essere fruibile in remoto con una semplice connessione internet. Ciò, oltre a poter essere utilizzato per osservazioni professionali da ricercatori di tutto il mondo, rappresenterà un potente strumento didattico per studenti di Università italiane e straniere che intendono intraprendere la carriera scientifica in campo astronomico.

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Insomma come vedete c’è da essere orgogliosi dell’Italia questa volta.

Fonte: Osservare il cielo

Gli scienziati elencano le caratteristiche di stelle favorevoli alla vita — UFO E DINTORNI

Gli scienziati Manfred Cuntz, dell’Università del Texas, e Edward F. Guinan, della Villanova University (Pennsylvania) hanno stabilito nuove procedure su come trovare la vita oltre il nostro sistema solare, condividendo i loro calcoli in un articolo pubblicato dalla rivista ‘Solar and Stellar Astrophysics‘. Gli autori ritengono che sia sempre più probabile trovare tracce di vita […]

via Gli scienziati elencano le caratteristiche di stelle favorevoli alla vita — UFO E DINTORNI

Onde gravitazionali, rilevato un nuovo segnale: ecco il soffio dell’universo

È stato registrato un nuovo, tremolante soffio dell’universo. Due buchi neri, distanti da noi 1,4 miliardi di anni luce, hanno a lungo girato l’uno attorno all’altro, sempre più vicini e sempre più velocemente, finché si sono fusi fra loro.

Sourced through Scoop.it from: www.ilsole24ore.com

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La doppia catastrofe dei dinosauri

Fu la vicinanza temporale di immani fenomeni vulcanici e della caduta di un grande asteroide a causare la grande estinzione di massa di 66 milioni di anni fa, che cancellò dalla Terra i dinosauri non aviari e circa tre quarti delle altre specie animali e vegetali del pianeta. Lo ha stabilito una nuova ricostruzione delle temperature oceaniche antartiche di quel lontano periodo fatta da Sierra V. Petersen e Kyger C. Lohmann dell’Università del Michigan e da  Andrea Dutton dell’Università della Florida, che firmano un articolo pubblicato su “Nature Communications”.

La doppia catastrofe che spazzò via i dinosauri

Alcune delle conchiglie fossili analizzate. (Cortesia  Sierra Petersen)

Sembrerebbe quindi che non ci siano né vinti né vincitori nella contesa che ha visto a lungo contrapposti chi attribuiva l’estinzione di massa allo sconvolgimento climatico causato dalla caduta di un asteroide – quello che ha dato origine al cratere di Chicxulub, nello Yucatan – e quanti legavano lo stesso fenomeno climatico alle massicce eruzioni vulcaniche dei trappi del Deccan, in India, una delle più vaste provincie vulcaniche di tutto il pianeta, estesa circa mezzo milione di chilometri quadrati.

Nel corso dei decenni si sono accumulati dati che hanno indicato come più verosimile ora una ora l’altra ipotesi, senza che si riuscisse a trovare una prova definitiva, anche a causa della insufficiente risoluzione temporale degli eventi climatici.

Proprio questo problema è stato superato da Petersen e colleghi grazie a una nuova sofisticata tecnologia per l’analisi chimica di diverse conchiglie fossili rinvenute a Seymour Island, in Antartide. Dalla composizione isotopica delle conchiglie è infatti possibile risalire alle condizioni dell’ambiente in cui si sono formate, e in particolare alla temperatura dell’acqua circostante.

I ricercatori sono così riusciti a tracciare un accurato

profilo temporale delle variazioni climatiche su un arco di 3,5 milioni di anni, da  65,5 da 69 milioni di anni fa.

Stando alla loro ricostruzione, le ingentissime emissioni di gas serra provocate dalle eruzioni dei trappi del Deccan provocarono un marcato effetto serra e un innalzamento molto rapido delle temperature marine di circa 7,8 °C. A questo cambiamento climatico corrispose l’estinzione di molte specie dei bivalvi che vivevano a Seymour Island, ma circa la metà riuscì a sopravvivere.

Appena 150.000 anni dopo, però, l’impatto di Chicxulub indusse un ulteriore aumento, di entità molto più modesta – 1,1 °C – ma sufficiente a completare l’opera di estinzione. In seguito, fra i 50.000 e i 250.000 anni dopo la seconda catastrofe, le temperature tornarono ai livelli precedenti, per poi ulteriormente abbassarsi – secondo quanto risulta da altri studi – in un lungo “inverno”.