Tutti i doni del buio

Tutti i doni del buio

 

Amici, vi segnalo il terzo libro di Erika Corvo, autrice esordiente che ormai il nostro blog ha deciso di adottare.

 

Scheda:

Genere: Fantasy
Editore: Booksprint
Anno: 2013
Pagine:, 248
Prezzo (brossura): 15,00 €
Isbn:9788867428021
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sinossi:
E’ il secondo racconto della serie Post-atomica che ha avuto inizio con “Blado 457 Oltre la Barriera del Tempo”. Si racconta di un ipotetico futuro, in cui la Terra è stata sconvolta da un conflitto atomico. La razza umana è stata decimata e si sono create razze mutanti semiumane, ognuna con caratteristiche differenti. In questo romanzo i protagonisti semiumani sono gli Shakars, i Signori del Buio: spaventose creature carnivore, feroci e crudeli, che popolano boschi e foreste, contendendo il territorio agli umani.

Recensione a cura di Manuel Pitton

Tutti i doni del buio: il nuovo romanzo di Erika Corvo

In ogni epoca e tempo e non di meno nella nostra gli adulti hanno sempre scritto e letto ai più piccini le favole, metafore ed allegorie della vita reale, per meglio aiutarli a comprendere ed apprendere i principi ed i valori più alti e profondi alla base di un’esistenza sincera, onesta e reale.

Ma gli adulti d’oggi, che altro non sono che i bambini di ieri, hanno smesso di leggere le favole per sé stessi, un po’ per l’età non più consona, un po’ perché le esperienze della quotidianità li hanno allontanati dal mondo del “per sempre felici e contenti”.
E’ così allora che gli scrittori, donne e uomini dall’ingegno sopraffino, hanno inventato il genere fantasy per raccontare le favole anche agli adulti.
Come moderni Saint-Exupéry, gli autori di racconti e romanzi fantasy si pongono l’obiettivo di fornire la bussola agli adulti, strumento indispensabile per sopravvivere nella nebbiosa foschia di valori in cui è sprofondato il nostro tempo.
E’ proprio questo l’intento che muove Erika Corvo nello scrivere il suo “Tutti i doni del buio”, edito da BookSpritnt Edizioni, che ho avuto il privilegio di leggere in anteprima.
In un’ambientazione apparentemente medievale, ma che poi si rivelerà ben lontana dall’età di mezzo, epoca storica che l’uomo contemporaneo osserva sempre come avvolta da un alone di magia e superstizione, così lontana dal nostro vivere quotidiano eppure così vicina attraverso le tradizioni che vivono ancora oggi, Akenion, giovane avventuriero dallo spirito libero e temerario, finirà per conoscere ed innamorarsi della giovane Mitria, fanciulla tanto bella quanto misteriosa.
Il giovane è messo più volte in guardia da Hostas (il suo datore di lavoro) sulla stranezza della famiglia della fanciulla, che non vive, com’è consuetudine, nel villaggio ma nelle campagne limitrofe, ad alcune ore di viaggio, in una zona infestata da mostri mutanti.
Gli uomini chiamano questi esseri Shakars, termine che a ben vedere è molto simile all’inglese “Shakers”, vocabolo che traduciamo in italiano con “agitatori”. Sono esseri per metà umani e per metà bestie che nessuno però saprebbe descrivere appieno, poiché nessuno è mai sopravvissuto abbastanza a lungo ad un incontro con loro per poterlo raccontare.
Gli uomini, si sa, da sempre inventano storie fantasiose su ciò che poco conoscono e molto temono. Ma Akenion, mosso dal suo forte spirito avventuriero e dal sentimento che nutre per Mitria, quasi a ricordare un eroe cavalleresco dell’epica Cinquecentesca, si trasforma in un moderno San Tommaso, incapace di credere a ciò che gli viene raccontato e quindi bisognoso di toccare con mano e scoprire autonomamente ciò che la ragazza, tra misteriosi silenzi ed incongruenti rivelazioni, cerca a fatica di tener nascosto.
Con abilità l’autrice riesce ad intessere una ragnatela di suspence che porterà il giovane protagonista ad indagare con intelligenza fino a scoprire, suo malgrado, una realtà con cui prima o poi si sarebbe scontrato comunque: la bellissima Mitria è in realtà una discendente di quei Shakars che gli uomini comuni temono tanto.
Ma com’è possibile allora che la fanciulla abbia forme umane così aggraziate ed ammalianti? E’ qui che entra in gioco Arideth, il padre di Mitria e, attraverso un lungo flashback che va a costituire il vero fulcro della storia, prende corpo anche il messaggio che l’autrice ha voluto trasmettere con questa Opera.
Con puntualità e precisione Erika Corvo scandaglia il mondo reale attraverso il suo racconto fantastico e descrive con dovizia di particolari ogni avvenimento della sua storia, imprimendo su carta ed inchiostro ogni singolo episodio come in un’ordinata successione di istantanee. Iniziando la nuova narrazione da quando Arideth era ancora un bambino, l’autrice si ferma a parlare del padre di lui, uomo avido e prevaricatore, simbolo dell’umanità intera, che si ritrova quasi per caso a catturare uno Shakar ferito e a farlo prigioniero, trattandolo come una bestia degna solo di disprezzo ed utilizzandolo a mo’ di cane da guardia per tenere lontano tutti i ladri e i malintenzionati.
Ma per fortuna i bambini vedono ciò che agli occhi degli adulti sfugge e, spinto da quel meraviglioso sentimento che è la curiosità, Arideth capisce che quando si impara a conoscere ciò che si teme, esso non fa più tanto paura. Attraverso gli occhi del ragazzo, Aki (così Arideth chiama lo Shakar) si mostrerà non l’essere immondo e famelico che tutti descrivono, ma per ciò che realmente è: una creatura vivente con le sue paure, i suoi bisogni, le sue emozioni e le sue stranezze. D’altronde noi Esseri Umani non siamo poi tanto diversi!
I due infatti diventano grandi amici, riuscendo a far proprio ciò che l’altro aveva da donare, rendendo autentico e vero quel legame che spesso, soprattutto tra gli uomini, nasconde avidità ed opportunismo.
Nel proseguo del racconto l’autrice, come un abile burattinaio tesserà a regola d’arte i fili che muovono i suoi personaggi e la storia tutta, portando i due protagonisti ad allontanarsi, fino a perdersi del tutto.
Ma in Destino, si sa, distrugge e crea continuamente legami che sembrano incrinarsi e spezzarsi ma che alla fine, vivendo, scopriremo non essere mai stati recisi.
Il romanzo fantasy di Erika Corvo cattura il lettore dalla prima all’ultima pagina e lascia un gran senso di consapevolezza su chi siamo, dove dobbiamo andare e quale strada percorrere per arrivare alla meta, con la consapevolezza che c’è sempre qualcosa che, come un radar o uno scandaglio, è capace di rivelarci gli ostacoli, anche nel buio più tetro.
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