Alzheimer, “individuata molecola che frena la progressione della malattia” – Il Fatto Quotidiano

Alzheimer, “individuata molecola che frena la progressione della malattia”

Scienza
A identificarla e descriverne il meccanismo d’azione sulle pagine della rivista “Nature Structural & Molecular Biology” un team internazionale di studiosi, coordinati dall’University of Cambridge. I primi test sui topi hanno dato risultati incoraggianti
di Davide Patitucci | 25 febbraio 2015 COMMENTI

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C’è una molecola potenzialmente in grado di arrestare la catena di eventi che porta alla progressiva degenerazione delle cellule del cervello nell’Alzheimer. È una sostanza presente naturalmente nel corpo umano. A identificarla e descriverne il meccanismo d’azione sulle pagine della rivista “Nature Structural & Molecular Biology” un team internazionale di studiosi, coordinati dall’University of Cambridge.

“Parecchio lavoro è stato fatto nella comprensione dei processi microscopici importanti per lo sviluppo dell’Alzheimer – spiega Samuel Cohen, a capo del team di ricerca -. Adesso stiamo iniziando a raccoglie i frutti di questo duro lavoro”. L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa provocata dall’accumulo nei neuroni di placche proteiche, dette fibrille amiloidi, tossiche per le cellule cerebrali, tanto da determinarne la morte. Un processo di autoassemblaggio che avviene per gradi, a partire da singoli costituenti che, come in un puzzle, crescono sempre più. “Inizialmente il processo è molto lento, ma poi accelera – spiega Cohen su “The Guardian” -, innescando una vera e propria reazione a catena”.

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La molecola individuata da Cohen e dai suoi colleghi, battezzata “Brichos”, interviene proprio in questa fase. “Non è in grado d’impedire la formazione iniziale delle fibrille proteiche – precisa lo studioso al quotidiano britannico -, ma interferisce con la loro crescita”. In questo modo, mette un freno alla morte dei neuroni e, di conseguenza, alla progressione della malattia. E lo fa comportandosi come una sorta di accompagnatore – gli scienziati lo chiamano, infatti, “chaperon” -, che impedisce alle proteine di aggregarsi tra di loro in maniera impropria. “Il nostro studio – precisa lo scienziato – mostra, per la prima volta, che è possibile prevenire gli effetti tossici dell’aggregazione proteica, associati a questa terribile forma di demenza”.

I primi test sui topi hanno dato risultati incoraggianti, mostrando che la molecola è in grado di arginare la malattia. “Finora non era affatto chiaro – sottolinea Cohen – in quale direzione procedere per trovare una sostanza efficace”. Uno dei principali ostacoli per una futura applicazione farmacologica di questo studio è, però, rappresentato dalla natura stessa di Brichos. La molecola è, infatti, assorbita rapidamente dall’organismo, ancor prima di giungere a destinazione nel cervello. “Adesso una buona tattica è cercare altre molecole che hanno questo stesso effetto altamente mirato, e valutare – conclude lo scienziato – se possono essere usate come punto di partenza per lo sviluppo di una futura terapia”.

Source: www.ilfattoquotidiano.it

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