“Un pianeta gemello della Terra è il prossimo obiettivo”: tutta la vera scienza dietro Interstellar – BadTaste.it

“Un pianeta gemello della Terra è il prossimo obiettivo”: tutta la vera scienza dietro Interstellar
1 aprile 2015 19:56 • Gabriele Niola
Home VideoSpeciali

Al di là dei confini di Roma, oltre il raccordo anulare, in un luogo per raggiungere il quale bisogna compiere un viaggio extraurbano da cui non si è sicuri di tornare, è stato presentato il Blu-Ray di Interstellar: nell’Aula Magna nell’area di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università Tor Vergata.

L’evento patrocinato dalla Warner ha incluso gli interventi di tre esperti di diversi ambiti scientifici per parlare della scienza dietro Interstellar, il suo legame con il nostro vero futuro e quanto siamo vicini a quello che abbiamo visto nel film (SPOILER: molto poco ma è tutto plausibile a parte l’universo pentadimensionale). Si tratta di contenuti che sono ottimamente sciorinati nel Blu-Ray (in tre ore di contenuti speciali in cui è spiegato tutto per filo e per segno dagli scienziati che hanno lavorato alla produzione) ma che Amedeo Balbi, Enrico Flamini e Lorenzo Bellu hanno ricreato dal vivo attingendo alle loro conoscenze e rispondendo a domande tra l’incredibile e l’improbabile in un trionfo di nerdismo del cinema e nerdismo della fisica.

Appassionati di Interstellar e nemici di Gravity (ad un certo punto il film di Cuaron è stato menzionato dal pubblico con massima derisione dei relatori che l’hanno liquidato come scientificamente risibile) i tre relatori hanno raccontato qualcosa del nostro futuro per come Nolan e Thorne l’hanno immaginato.

Perchè, per usare le parole di Enrico Flamini, l’ispirazione della scienza sono sempre i romanzi, la fantasia deve precedere la scienza.

I buchi neri, i viaggi nello spazio e il vero stadio della ricerca scientifica in materia
Il primo ad intervenire dopo i convenevoli è stato Amedeo Balbi, docente di Astrofisica presso Tor Vergata, che in pochissimo tempo ha rapidamente raccontato tramite una panoramica incompleta per sua stessa ammissione, le basi scientifiche di quello che il film mostra.

Come sanno i più appassionati c’è Kip Thorne dietro gran parte della trama, uno dei massimi esperti al mondo di gravità, il quale ha aiutato a ricreare quello che realmente la scienza ha stabilito esista nelle zone più lontane dell’universo e contemporaneamente ha inventato le parti fantasia a partire da speculazioni scientifiche. La parte totalmente fantasiosa, neanche a dirlo, è quella che riguarda l’interno del buco nero, in cui in realtà probabilmente si finirebbe a pezzi.

La verità scientifica numero 1 è che sul serio ci stiamo avvicinando a trovare un pianeta gemello della Terra, solo 20 anni fa non sapevamo quanti pianeti ci siano intorno alle stelle più vicine alla nostra, ora invece sì e lentamente ci avviciniamo a trovarne uno come il nostro. Il problema chiaramente è arrivarci, poichè la lontananza è troppa per i nostri metodi di viaggio. Kip Thorne era già stato consulente di Carl Sagan per la scrittura di Contact (poi diventato un film anch’esso con Matthew McCounaghey), proprio sul tema del viaggio nello spazio. Come risolverlo in un racconto di fantascienza? Per Contact aveva lavorato sui wormhole, cioè ponti tra regioni diverse dello spazio, invece per Interstellar ha messo a fuoco una parte della teoria della relatività generale che spiega come lo spazio inteso in due dimensioni possa essere piegato, esattamente come viene spiegato in Interstellar grazie alla metafora del foglio di carta bucato.
Che i buchi neri esistano è un fatto acclarato dalla scienza moderna, anche se solo pochi anni fa erano considerati fantasia. Di certo non ne abbiamo mai visto uno (si suppone il più vicino sia al centro della nostra galassia) ma dovrebbero essere esattamente come rappresentati in Interstellar. La particolare piega che prende la luce nelle sue vicinanze dovrebbe farlo apparire sferico (anche se non è così), con un disco di accrescimento luminoso intorno e un alone di luce dietro di sè. È vera anche la parte sull’alterazione del tempo, infatti più si è vicini ad un campo gravitazionale più il tempo scorre lentamente e i buchi neri sono caratterizzati da una gravità fortissima. Del resto anche i satelliti GPS che usiamo, stando più lontani di noi dal campo gravitazionale della Terra devono tenere conto che per noi il tempo scorre più lentamente anche se solo nell’ordine di frazioni di secondo.

 

Lo stato dell’alimentazione e la scarsità delle risorse
Non è vero che non abbiamo risorse alimentari a sufficienza per sfamare il pianeta, non è quello il nostro problema, è la difficoltà nel distribuirle correttamente. Lo ha spiegato all’inizio del suo intervento Lorenzo Bellu della FAO. La Terra infatti si evolve aumentando la sua popolazione e aumentando il reddito di essa, cioè il potere di acquisto che fino ad oggi ha proceduto concentrandosi e non distribuendosi. In questa maniera le risorse alimentari, se pur sufficienti a sfamare tutti, sono mal distribuite poichè non tutti hanno il potere d’acquisto necessario per riceverle.
Anche la dicotomia paese in via di sviluppo/paese sviluppato come l’abbiamo conosciuta per anni è fallace e non spiega bene ciò che accade, poichè non esistono paesi realmente sviluppati. Per essere tali dovremmo aver raggiunto un equilibrio che invece non abbiamo raggiunto.
In Interstellar vediamo che le risorse alimentari sono andate via via scemando fino a necessitare l’esplorazione di altri pianeti, forse davvero dovremo andare via dalla Terra per cercare altre risorse ma sarà sempre una questione economica e non di ristrettezza.

Viaggiare nello spazio oggi, domani e nel futuro lontano
Spostarsi nello spazio è un grande problema che al momento risolviamo male. Come ha spiegato Enrico Flamini, chief scientific officer dell’Agenzia spaziale italiana, le molte sonde che abbiamo inviato (come ASI) in collaborazione con l’ESA o la NASA viaggiano verso pianeti vicini ma il problema è che la tecnologia che usiamo per lasciare la Terra (cioè vincere la sua gravità) non è la migliore per poi viaggiare nello spazio.
Esplorare l’universo vicino è una delle grandi sfide iniziata solo cento anni fa. Al momento una missione sta studiando la maniera in cui si piega il tempo intorno alla Terra, così da poter capire meglio il suo comportamento anche in altri contesi, magari vicini ai buchi neri supermassivi, mentre i prossimi pianeti verso cui ci dirigeremo sono Mercurio e Venere. Quest’ultimo in particolare sarebbe anche molto simile alla Terra, purtroppo però è caratterizzato da un effetto serra potentissimo che gli dà una temperatura di 400 gradi e lo riempie di zolfo e piogge d’acido solforico. Abbiamo anche una missione realizzata in collaborazione con la NASA che l’anno prossimo ci porterà ad orbitare vicino a Giove, un gigante gassoso che è l’archetipo di molti altri oggetti che si trovano intorno alle stelle.

Questo è il presente, il futuro prossimo invece prevede la cattura di un asteroide, il suo trasporto vicino alla Luna dove poterlo esplorare con degli astronauti. Il motivo è che un asteroide somiglia a come era la Terra milioni di anni fa, quindi quei minerali rari che da noi per l’appunto scarseggiano (ma sono fondamentali per la costruzione della tecnologia di consumo) potrebbero essere estratti da lì. Inoltre dobbiamo superare il concetto di astronave. Le nostre conoscenze di ingegneria sono sufficienti per farci viaggiare nello spazio a velocità superiori alle attuali ma il problema è che quel tipo di motori non sono buoni per lasciare la Terra, se invece costruissimo astronavi direttamente in orbita, queste non dovrebbero lasciare la Terra e magari potrebbero equipaggiare motori più efficienti come quelli nucleari o elettrici.

Per il futuro più lontano invece dobbiamo necessariamente arrivare ad un cambio radicale, proprio altre tecnologie. Perchè per viaggiare nello spazio più distante serve o padroneggiare una nuova tecnologia o capire come sfruttare i wormhole. Ad esempio si potrebbe prendere un asteroide e usare il suo materiale per la nostra accelerazione, una propulsione continua che duri centinaia d’anni, quindi migrare come fecero i polinesiani, sapendo di non tornare indietro e senza una meta precisa, prevedendo di evolversi nel viaggio, crescere e moltiplicarsi. 

Source: www.badtaste.it

See on Scoop.itScienza&Ebooks

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...