Astronomia per tutti: Qual è il colore del cielo visto dagli altri pianeti?

Qual è il colore del cielo visto dagli altri pianeti?
Il cielo diurno terrestre è di un bellissimo colore azzurro, tanto più acceso quanto l’aria è pulita e trasparente.
Come forse avrete visto in un mio precedente post, il colore del cielo terrestre è dovuto alla diffusione della intensa luce solare da parte delle molecole d’aria dell’atmosfera. La tonalità è poi influenzata dall’eventuale presenza di polveri e foschie in sospensione e cambia nel corso dell’anno, a seconda del luogo e dell’altezza del Sole sull’orizzonte.

Il bellissimo (ed unico) colore del cielo Terrestre
Una cosa è comunque certa: se la Terra non avesse avuto atmosfera, il cielo sarebbe stato di un nero pece anche in pieno giorno (ma non ci sarebbe stato nessun essere vivente ad ammirarlo!).

Visto che nel sistema solare esistono altri corpi dotati di atmosfera, viene da chiedersi: qual è il colore del cielo visto dagli altri pianeti?

I candidati per cercare di scoprire questa curiosa proprietà sono tutti quei corpi celesti dotati di un’atmosfera e di una superficie solida.
Per quanto affascinanti, dobbiamo scartare tutti i pianeti gassosi, semplicemente perché sono composti quasi totalmente da una gigantesca atmosfera, che quindi si comporta in modo diverso (e spesso non conosciuto) a seconda della quota alla quale ci si trova.

Grazie alle sonde interplanetarie che hanno visitato tutti i pianeti del sistema solare, abbiamo un quadro piuttosto chiaro di quello che potrebbe osservare un ipotetico astronauta sulla superficie di questi corpi celesti.

In ordine di distanza dal Sole non possiamo non iniziare da Venere.
La sua spessa ed opaca atmosfera, composta da oltre il 95% di anidride carbonica, rende il pianeta il più inospitale del sistema solare.
Il perenne strato nuvoloso dal tipico colore giallastro è composto da acido solforico e tracce di zolfo e si estende da 48 a circa 80 km dalla superficie, schermando di molto la luce solare destinata al suolo.
Tra i 30 ed i 48 km di altezza è presente una leggera foschia composta sempre di acido solforico.

La luce che arriva in superficie è scarsa, simile a quella che possiamo osservare sulla Terra durante un violento temporale.
Il colore del cielo, dai dati forniti dalla sonde russe atterrate negli anni 70 sul pianeta e sopravvissute solamente per poche decine di minuti all’inferno venusiano, è di un colore tendente al giallo.
Questo è dovuto probabilmente alla grande quantità di luce diffusa dal gas atmosferico (90 volte più denso dell’atmosfera terrestre), soprattutto alle quote maggiori, e alla probabile presenza di gas che assorbe la radiazione blu-violetta nei pressi della sommità dello strato nuvoloso, a circa 80 km di altezza. La quantità di luce solare che raggiunge la spessa cappa di nubi e foschie delle quote inferiori è quindi povera della componente blu dello spettro. La diffusione da parte degli strati nuvolosi più bassi, che sono gli unici che si possono osservare dalla superficie, non può che rendere il cielo di un colore giallo-arancio piuttosto acceso.

Le poche immagini di cui disponiamo della superficie di Venere confermano tutto questo: il colore del cielo e di conseguenza del suolo ci ricordano che siamo letteralmente dentro ad una fornace:

Il cielo visto da Venere

Passiamo a Marte.
Il cielo del pianeta rosso è sicuramente più bello di quello Venusiano, se non altro percé l’atmosfera è molto più rarefatta e completamente trasparente.
La composizione totalmente gassosa dell’atmosfera, ci conferma che la tonalità di base è l’azzurro, ma sicuramente più scura a causa dell’esiguo spessore in confronto all’atmosfera terrestre.
La grande quantità di ossido di ferro presente in modo costante negli strati bassi dell’atmosfera, trasportata dai venti, modifica la tonalità del cielo, rendendola di un rosato più o meno acceso, a seconda della quantità di polvere presente.
Per avere una vaga idea, il colore somiglia a quando nell’atmosfera alle nostre latitudini viene trasportata un’ingente quantità di sabbia proveniente dai deserti africani, con il Sole ancora basso sull’orizzonte e magari sottili strati nuvolosi in cielo.

Il cielo rosato di Marte

Il cielo più interessante, sebbene non proprio allegro, è forse quello che possiamo trovare su Titano, la più grande luna di Saturno, l’unico satellite naturale avvolto da un’atmosfera stabile, addirittura ben 1,5 volte più densa di quella terrestre.
Grazie alle immagini provenienti dalla sonda Cassini e dalla piccola capsula Huygens, che è addirittura atterrata sul satellite, è stato scoperto che il colore cambia drasticamente con la quota.
L’atmosfera del satellite è composta per il 98% da azoto e per il restante da idrocarburi, posti generalmente a quote più basse. Negli strati più alti, quindi, prevale il colore azzurro, simile al cielo terrestre.
Mano a mano che ci si avvicina alla superficie, la presenza di foschie e nebbie di composti organici, quali metano, etano ed altri idrocarburi, rende il colore del cielo tendente al marrone-arancio, una tinta che potrebbe assomigliare alle notti nebbiose nelle grandi città del nord illuminate dalla forte luce giallo-arancio dei lampioni.
Al suolo l’atmosfera è trasparente, ma il perenne strato di nebbie e nubi che si estende tra i 25 ed i 90 chilometri fa giungere al suolo solamente il 10% della luce che arriva dal Sole, già distante e debole.

Il cielo dell’alta atmosfera di Titano. Ricostruzione grafica

Il cielo dalla superficie di Titano. Immagine della sonda Huygens

Resta ancora un corpo celeste che potrebbe mostrare un cielo diverso dal solito nero dello spazio.
Plutone, infatti, quando si trova nel punto più vicino al Sole sviluppa una tenue atmosfera, che poi ricade al suolo quando si allontana di nuovo lungo la sua orbita fortemente ellittica.
Non conosciamo da vicino questo mondo, ma sappiamo che l’atmosfera è davvero sottile. Il colore del cielo, quindi, non dovrebbe cambiare di molto rispetto al solito nero dello spazio.
Chi però un giorno atterrerà sul pianeta, se lo farà nel punto giusto, potrà godersi lo spettacolo di Caronte, il satellite più grande, occupare un’area di diversi gradi e sullo sfondo una piccola stella puntiforme e molto brillante, chiamata Sole.

Il cielo di Plutone, con Caronte a sinistra ed il lontano Sole.

Source: danielegasparri.blogspot.it

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