Il primo esopianeta osservato direttamente

Il primo esopianeta osservato direttamente
51 Pegasi b è il primo esopianeta osservato direttamente in luce visibile con una tecnica molto promettente quando sarà utilizzata con i megatelescopi della prossima generazione.
 

Rappresentazione artistica dell’esopianeta 51 Pegasi b, un “Giove caldo”, in orbita attorno a una stella distante circa 48 anni luce dalla Terra. E’ il primo esopianeta scoperto intorno a una stella normale, nel 1995. Vent’anni dopo, questo oggetto è anche il primo esopianeta di cui è stato osservato direttamente lo spettro in luce visibile.|S. SHOSTAK/SPL

51 Pegasi b (51 Peg b), noto anche come Bellerophon, è stato il primo pianeta extrasolare a essere scoperto attorno a una stella simile al Sole.
 
È il prototipo dei pianeti definiti “Giovi caldi” e si trova in orbita attorno alla stella 51 Pegasi, situata da noi ad una distanza di circa 48 anni luce in direzione della costellazione di Pegaso.
 
UN PIANETA ROVENTE. Il pianeta impiega circa 4 giorni terrestri a compiere un’orbita intorno alla propria stella, da cui dista molto meno rispetto alla distanza che separa Mercurio dal Sole. La sua temperatura superficiale supera gli 800 °C  e la sua massa stimata è circa la metà di quella di Giove, cioè è pari a 140 volte masse terrestri. 51 Pegasi b è in rotazione sincrona con la propria stella, le mostra cioè sempre la stessa faccia.
 
IL PRIMO SPETTRO DI UN ESOPIANETA. Adesso, un gruppo internazionale di astronomi è riuscito ad ottenere, per la prima volta nella storia dell’astrofisica, lo spettro di questo esopianeta, potendo così analizzare la luce della stella madre riflessa dal pianeta [Leggi l’articolo orginale].
 
Se vogliamo fare un paragone, la sfida è stata simile a quella di cercare di studiare il debole bagliore riflesso da un minuscolo insetto che vola intorno a un lampada lontana. L’impresa è stata possibile grazie allo spettrometro HARPS (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher) installato al telescopio da 3,6 metri dell’European Southern Observatory (ESO) di La Silla (Cile). Già in passato erano stati fatti vari tentativi per cercare di registrare lo spettro di esopianeti, alcuni dei parzialmente riusciti.
Alla scoperta dei telescopi dell’ESO
UNA NUOVA TECNICA. Questa volta però la novità sta nella tecnica, e nelle prospettive che questo risultato apre: per la prima volta lo spettro è stato ottenuto per riflessione della luce, e quindi non durante un transito, circostanza che mescola lo spettro dell’atmosfera del pianeta con quello della stella. Si avvicina così il giorno in cui potremo ricercare nelle atmosfere degli esopianeti segnali della presenza di forme di vita simili a quelle terrestri.
 
 

Questa immagine mostra il cielo intorno alla stella 51 Pegasi, nella costellazione settentrionale di Pegaso. Il primo esopianeta è stato scoperto, nel 1995, proprio in orbita intorno a questa stella. A vent’anni di di distanza questo stesso oggetto è anche il primo esopianeta di cui si misuri lo spettro in luce visibile. | ESO/DIGITIZED SKY SURVEY 2
Lo spettrografo HARPS è stato fondamentale per il lavoro dell’equipe, ma il fatto che il risultato sia stato ottenuto con un telescopio da 3,6 metri di apertura, con una gamma limitata di applicazioni di questa tecnica, è una notizia entusiasmante.
 
Le attrezzature esistenti, come questa, saranno infatti sorpassate da strumenti più avanzati su telescopi più grandi, come ESPRESSO (Echelle SPectrograph for Rocky Exoplanet and Stable Spectroscopic Observations), che è in fase di installazione al telescopio VLT (Very Large Telescope) da 8,20 metri di diametro, e in futuro grazie alle eccezionali potenzialità del telescopio E-ELT (European Extremely Large Telescope) da 39 metri di apertura.

Source: www.focus.it

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