Cuore bionico: primo trapianto in Italia e nel mondo

Cuore bionico: primo trapianto in Italia e nel mondo

Un mini-cuore bionico guarisce completamente un ragazzo 26enne. Ecco come funziona e come si interviene

Da Federica Vitale – 22 agosto 2015 0

cuore artificiale
È Made in Usa CardioWest 50 cc, il mini-cuore bionico ora in arrivo anche in Italia. Un cuore, quindi, in tutto e per tutto, dal peso di soli 200 grammi e in grado di sostituire le funzioni dell’organo naturale. Inoltre, è stato sviluppato per essere ricaricabile dallo stesso paziente e disegnato su misura per trovare spazio anche nel torace delle adolescenti e delle donne.

Il primo trapianto in Italia

È stato impiantato per la prima volta a Padova, dall’equipe del centro di Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera che ha compiuto l’impresa in 11 ore. L’intervento è stato eseguito, per la prima volta in Italia e al mondo, su un ragazzo 26enne. Lo stesso che, 12 anni fa, era già stato sottoposto a un trapianto tradizionale ma che, a causa delle terapie anti-rigetto, si era ammalato di un grave linfoma. Le terapie anti-cancro, infatti, avevano danneggiato in modo irreversibile l’organo ricevuto da adolescente che, ora, è stato sostituito con il nuovo device. I medici sostengono che il ragazzo è in buone condizioni di salute e che “è completamente guarito dal linfoma”.

In cosa consiste l’intervento

Il cuore artificiale viene connesso con i grandi vasi sanguigni del torace del paziente, mentre una consolle esterna gli fornisce l’aria necessaria a far muovere i diaframmi presenti all’interno del cuore artificiale, riuscendo ad espellere il sangue. La consolle ha autonomia di sei ore, con possibilità di ricarica direttamente da parte del paziente.

Cosa succede ai pazienti cardiotrapiantati

Precisano gli esperti che questo tumore del sangue può presentarsi come conseguenza della terapia con farmaci immunosoppressori assunti per prevenire il rigetto d’organo. L’incidenza della possibile complicanza aumenta con il passare del tempo dal trapianto e, a 10 anni dall’intervento, il linfoma colpisce nel 2 per cento dei casi. In quello del 26enne, il tumore era in fase avanzata. Per questo motivo il ragazzo è stato sottoposto a cicli chemioterapici che hanno compromesso definitivamente il cuore trapiantato. In queste circostanze, il primo tentativo che si esegue è quello della macchina cuore-polmone Ecmo, utilizzabile però solo per qualche settimana nella speranza di un recupero della funzione cardiaca. Cosa che, in questo particolare caso, non è avvenuto.

Quella del giovane 26enne, dunque, si può ritenere come una storia a lieto fine. Affetto da grave insufficienza cardiaca terminale, il ragazzo era stato sottoposto a trapianto di cuore quando aveva 15 anni. L’estate scorsa gli fu diagnosticato un linfoma. Il protagonista di questa vicenda non si è mai arreso, ma  ha lottato fino alla fine. Oggi può voltare pagina e intraprendere la sua nuova vita.

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