Così si crea un tunnel spazio-temporale

Così si crea un tunnel spazio-temporale 0
di Simone Valesini | Pubblicato il 05 Maggio 2014
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Un wormhole, anche detto ponte di Einstein-Rosen o più prosaicamente tunnel spazio-temporale, è un passaggio nello spazio-tempo che permetterebbe di percorrere istantaneamente enormi distanze intergalattiche. Bene, oggi potremmo essere un passo più vicini a costruirne uno, e iniziare così la nostra inarrestabile conquista dell’Universo. Questa almeno (conquista dell’Universo a parte) è l’opinione di Manuel Hohmann, fisico dell’Università di Tartu, in Estonia, che ha recentemente pubblicato un articolo sulla rivista Physical Review D in cui propone un metodo per produrre un wormhole stabile e perfettamente funzionante. Cosa serve? Niente di eccezionale: le capacità tecniche per manipolare interi sistemi stellari e alimentare così dei comunicatori a onde gravitazionali, con cui entrare in contatto con civiltà aliene sviluppate da esseri composti di materia esotica.
Via quel sorrisetto, perché Hohmann è serio, o quantomeno semiserio quando propone questo suo “esperimento mentale”. La storia è questa: il nostro Universo si espande con una velocità che aumenta costantemente nel tempo, e i fisici hanno bisogno di spiegare questo fenomeno. Una delle teorie più diffuse è che a guidarlo sia una forza misteriosa, che in mancanza di un nome migliore viene oggi definita energia oscura. Un corollario di questa teoria è che esista una altrettanto enigmatica materia oscura, sostanza che comporrebbe quasi il 90% dell’Universo, e che si manifesterebbe unicamente attraverso i suoi effetti gravitazionali.
Una teoria alternativa, e ad oggi ancora altamente speculativa, è invece quella della multimetric gravity, secondo cui di ogni particella del cosiddetto modello standard (come quark, bosoni e via dicendo) esisterebbero nell’Universo delle copie quasi identiche, ma con proprietà fisiche leggermente diverse. Le particelle con le stesse caratteristiche fisiche interagirebbero tra loro generando la materia, mentre in caso di proprietà differenti l’unico effetto percepibile sarebbe l’interazione gravitazionale, esattamente come nel caso della materia oscura. La differenza però è che particelle con proprietà fisiche diverse invece di attrarsi, come avviene normalmente nei comuni fenomeni gravitazionali, si respingerebbero.
Se nel cosmo esistessero intere galassie composte di multimetric matter, o materia esotica (composta cioè da particelle non previste dalla teoria cosmologica tradizionalmente accettata), queste respingerebbero quelle a noi visibili, generando quella forza che espande l’Universo che oggi definiamo energia oscura.
Bene. Studiando le implicazioni teoriche di questa ipotesi Hohmann si è a accorto che è compatibile con la creazione di tunnel spazio-temporali stabili. Tutte le tecniche (ipotetiche ovviamente) proposte fino ad oggi per creare un wormhole prevedevano infatti l’utilizzo di un qualche tipo di “energia negativa”, ovvero una forma di energia che i fisici non sono mai riusciti a vedere. Nel suo studio però, Hohmann ha dimostrato che un wormhole composto di differenti tipi di multimetric matter potrebbe effettivamente aprirsi, e rimanere stabile.
Il problema, ovviamente, è che così come l’energia negativa anche la multimetric matter non è mai stata vista da nessuno. Questo però non ha scoraggiato Hohmann, tanto che nel suo studio il fisico propone anche un metodo con cui due società super evolute potrebbero realizzare un tunnel spazio-temporale di questo tipo. Il prerequisito perché la sua tecnica funzioni è che anche nelle galassie composte da materia esotica si sia sviluppata una civiltà tecnologica di qualche tipo. Entrando in contatto con degli alieni composti di materia esotica, e cooperando con loro, secondo Hohmann si potrebbe costruire un wormhole composto dalla materia di entrambe le galassie, e quindi in grado di funzionare.
Come stabilire però delle comunicazioni tra le due galassie? Hohmann ha pensato a tutto: servono delle perturbazioni dello spazio-tempo definite “onde gravitazionali”. Ma è più facile a dirsi che a farsi. “Ogni civiltà dovrebbe essere in grado di manipolare un intero sistema solare per generare queste onde – ha ammesso Hohmann sulle pagine del New Scientist – e servirebbe poi un rivelatore di onde gravitazionali funzionante per sentire queste comunicazioni”. Come a dire: entrare in contatto non è facile, ma comunque possibile, almeno da un punto di vista prettamente teorico. Diciamo che, nella migliore delle ipotesi, ci sarà però da aspettare ancora un bel po’.
Via: Wired.it
Credits immagine: chiaralily/Flickr

Sourced through Scoop.it from: www.galileonet.it

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