Onde gravitazionali, si o no?

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Ci siamo o non ci siamo? Questo è il problema. Mi sono ispirato alla celebre frase di Amleto… si, perché stiamo per parlare di un argomento che da 100 anni, cioè dalla formulazione della relatività di Einstein, sta facendo impazzire i fisici, stiamo parlando delle onde gravitazionali.

Da giorni, si sente dire che forse questa volta ci siamo e che l’annuncio della scoperta di queste onde sia davvero vicino. Bisognerà attendere però per l’annuncio due o tre settimane, ma vediamo perché.

A fare la grande scoperta sarebbero stati due interferometri «Ligo», che sono in funzione negli Usa e collaborano con l’analogo strumento italo-francese «Virgo», vicino a Pisa. E tuttavia anche stavolta, si dice, la Natura si sarebbe divertita a rendere più complicata la vita dei ricercatori.

Le onde gravitazionali sono minuscole increspature dello spazio-tempo provocate da masse in movimento. La loro esistenza è prevista dalla teoria della Relatività e i fisici cercano di registrarle. A rendere ardua l’impresa, però, sono i limiti degli strumenti, in grado di individuare solo le onde provocate da fenomeni colossali, rari e imprevedibili.

Da un decennio gli strumenti più avanzati per la ricerca delle onde gravitazionali sono gli «interferometri». Sono costituiti da due bracci posti ad angolo retto, lunghi alcuni km e percorsi da raggi laser. L’arrivo di un’onda gravitazionale dovrebbe deformare lo spazio-tempo, modificando la lunghezza relativa dei due bracci. Anche se il mutamento previsto è inferiore al diametro di un atomo, basterebbe ad alterare il tempo impiegato dalla luce a percorrerli, segnalando così l’avvenuto passaggio di una delle sfuggenti onde.

due interferometri «Ligo», in funzione sulle coste Est e Ovest degli Usa, hanno rilevato un segnale contemporaneo molto interessante. Angelo Scribano, uno dei «padri» dello European Gravitational Observatory che gestisce «Virgo» e uno degli artefici dell’accordo tra italiani e americani, laconicamente dice che «il gruppo “Ligo-Virgo” che analizza congiuntamente i dati è in piena attività». La misura, tuttavia, non sarebbe avvenuta in condizioni ideali.

Quanto al segnale, della durata di circa mezzo secondo, sembrerebbe essere stato prodotto dalla fusione di due buchi neri: di tutti i fenomeni che possono generare onde gravitazionali è il più sfuggente, perché invisibile ai telescopi. Eppure, nonostante questi limiti, il dato sarebbe estremamente interessante, visto che sarebbe stato registrato in contemporanea dai due «Ligo». E’ presto per cantare vittoria, non resteremo con il fiato sospeso a lungo. Entro poche settimane dovrebbe avere la conferma o la smentita, non ci rimane che attendere e incrociare le dita.

Ernesto Ammerata

Fonte: La stampa

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