Un buco nero 17 miliardi di volte più massiccio del Sole

A 200 milioni di anni luce dalla Terra è stato scoperto un buco nero 17 miliardi di volte più massiccio del Sole. La sua presenza in una galassia a bassa densità stellare suggerisce che questi oggetti estremi potrebbero essere più comuni del previsto(red)

I buchi neri supermassicci potrebbero essere molto più comuni di quanto ritenuto finora: in un’area poco affollata di oggetti celesti dell’universo locale, gli astonomi ne hanno infatti scoperto uno 17 miliardi di volte più massiccio del Sole.

La scoperta, ad opera di un gruppo internazionale, e descritta in un articolo su “Nature“a prima firma Jens Thomas, del Max-Planck-Institut per la fisica extraterrestre a Garching, è avvenuta nell’ambito del progetto di ricerca di buchi neri massicci denominato MASSIVE, combinando le immagini del telescopio spaziale Hubble con le analisi spettrali del telescopio Gemini, situato nelle Hawaii, e dell’Osservatorio McDonald, in Texas.

Un buco nero 17 miliardi di volte più massiccio del Sole
Un’immagine della galassia NGC 1600 ripresa dal telescopio spaziale Hubble (Cortesia Space Telescope Science Institute (STSCI)

Finora, i buchi neri supermassicci, dotati di masse intorno a 10 miliardi di masse solari, sono stati individuati nel nucleo di galassie molto grandi, in regioni che ospitano anche altre galassie di enormi dimensioni. Il primato è attualmente detenuto da un buco nero scoperto nel 2011 che possiede una massa 21 miliardi di volte più grande di quella del Sole, anche se la stima ha un range d’incertezza piuttosto ampio: 3-21 miliardi di masse solari.

L’ultima scoperta riguarda invece la galassia indicata dalla sigla NGC 1600, a circa 200 milioni di anni luce dalla Terra nella Costellazione di Eridano, cioè dalla parte opposta del cielo rispetto all’ammasso della Chioma. Una zona che è l’equivalente cosmico di un deserto terrestre. Proprio la bassa densità della regione cosmica in cui si trova l’oggetto appena scoperto ha suscitato sorpresa nei ricercatori.

“Gruppi di galassie molto affollati, come l’ammasso della Chioma, sono molto rari, mentre sono note diverse galassie come NGC 1600 situate in gruppi di medie dimensioni – ha spiegato

Chung-Pei Ma, professoressa di astronomia a Berkeley – Perciò la domanda è: ‘si tratta della punta di un iceberg?’ Forse i buchi neri di enormi dimensioni sono molto più numerosi di quanto stimato finora”.

Un dato particolarmente interessante emerso dallo studio è che le stelle intorno al centro di NGC 1600 si muovono come se il buco nero fosse in realtà un sistema binario di buchi neri.

Questo tipo di sistemi, piuttosto comune nel cosmo, ha origine probabilmente dalla fusione di due galassie massicce, ognuna delle quali ha un buco nero al suo centro. Una volta vicini, i due buchi neri iniziano a orbitare a grande velocità l’uno intorno all’altro, realizzando così uno dei fenomeni di produzione delle onde gravitazionali recentemente rilevate con l’esperimento LIGO.

Fonte: Le Scienze
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