L’agenzia spaziale italiana scopre un lago sotteraneo su Marte

Chi l’avrebbe mai detto? La NASA questa volta deve lasciare il passo ad un agenzia di un altro paese, più precisamente l’ASI(Agenzia Spaziale Italiana), la piccola agenzia se paragonata alla NASA, ha letteralmente stravinto sull’agenzia spaziale americana riguardo ad una delle maggiori scoperte degli ultimi decenni in ambito astronomico.

L’ASI ha infatti scoperto su Marte, più precisamente sotto la sua superficie, nella regione denominata Planum Australe sotto la calotta di ghiaccio del Polo Sud ,ad una profondità di 1,5 Km, un lago di acqua salata dal diametro di 20 Km.

Il prezioso elemento riesce a mantenersi allo stato liquido proprio grazie ai sali, che agiscono da antigelo abbassando il punto di congelamento, ed è per questo che d’inverno vengono sparsi sulle strade, per evitare che gelino. La sensazionale scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista Science, è stata annunciata nel corso di una conferenza stampa presso la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), rilanciata in tutto il mondo dal canale televisivo di Science. È una scoperta tutta italiana. Italiano è, infatti, il radar che, come un rabdomante spaziale, ha trovato l’acqua nelle viscere marziane: si chiama Marsis (Mars advanced radar for subsurface and ionosphere sounding) e da più di 10 anni scandaglia Marte fino a 4-5 chilometri di profondità a bordo della sonda europea Mars Express, in orbita attorno al Pianeta rosso.

Per approfondimenti, vi inserisco il link dove si parla di questa sensazionale scoperta e dove potrete trovare l’intervista allo scienziato italiano che ha contribuito in maniera fondamentale a tale scoperta.

Approfondimenti sulla scoperta dell’agenzia spaziali italiana

Fonte: Il Fatto quotidiano

 

 

 

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Gli esopianeti di T.E.S.S.

Si chiama Transiting Exoplanet Survey Satellite, per gli amici Tess, ed è l’ultimissima missione Nasa per la ricerca di esopianeti, cioè pianeti che si trovano al di fuori del nostro sistema solare.

Dopo lo straordinario lavoro di Kepler, avviato alla pensione, grazie al quale dal 2009 sono stati individuati oltre 5000 pianeti extrasolari, il testimone passerà a TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), il cui compito sarà, proprio come per il suo predecessore, quello di segnalare nuovi candidati pianeti da confermare poi con ulteriori studi e dati da altri telescopi. Quello che ci si aspetta è che nell’arco dei prossimi due anni ne individui fino a 20.000!

TESS si concentrerà su stelle vicine e luminose, in modo da  facilitare il compito a telescopi che, dallo spazio e da terra, dovranno poi confermare o smentire la natura planetaria dei candidati individuati. Sempre parlando di aspettative e probabilità, ci si aspetta che tra questi ventimila candidati almeno 500 siano di taglia confrontabile al nostro pianeta (entro il doppio delle dimensioni della Terra), e che quindi possano essere buoni candidati anche per la ricerca di forme di vita.

Il nuovo cacciatore di esopianeti è pronto quindi a partire, dal 16 aprile, dallo Space Launch Complex 40a di Cape Canaveral (Florida) a bordo del razzo SpaceX Falcon 9.

 

 

Tuttavia, ci vorranno alcuni mesi, affinché, TESS, entri nella sua fase operativa e inizi a raccogliere dati.

TESS, cercherà gli espianti, utilizzando il sistema dei transiti:

il satellite osserverà le stelle cercando cali nelle curve di luce, che potrebbero indicare il transito di un pianeta di fronte alla stella. La misura di questi cali di luminosità può dare ai ricercatori un’idea delle dimensioni del pianeta.

Per analizzarne poi le atmosfere, e cercare molecole che possano suggerire la presenza di vita, sarà invece necessario attendere il telescopio spaziale della NASA James Webb, al momento previsto per il lancio nel 2020, sperando non intervengano ulteriori problemi.

 

Allora, non bisognerà altro che attendere alcuni mesi, per sperare finalmente, nella scoperta di in un pianeta abitato da E.T. 😉

Fonte: Coelum 

 

LIGO-VIRGO e le onde gravitazionali che hanno spazzato via EGA BLOG?

Che dire? vi dovrei parlare della conferenza internazionale che ieri si è tenuta a Washington, riguardo lo scontro di due stelle di neutroni e delle conseguenti onde gravitazionali rivelate ancora una volta dalla collaborazione LIGO-VIRGO i due interferometri USA-ITalia.

Vi dir, che vi accennerò qualcosa ma voglio anche dire che forse ho capito che nonostante l’impegno, riprendere il blog dopo tanti anni non è facile, forse quando si esaurisce un ciclo, si esaurisce e basta, inutile insistere.

Parlo di qualsiasi cosa, anche se ora almeno in parte mi riferisco al blog.

Se la risposta è NO, allora bisogna capire volenti nolenti che bisogna andare avanti, seppur contro voglia.

Mi state chiedendo se questo è un nuovo stop al blog?

Può essere, ma non so darvi la risposta definitiva questa volta.

Avevo pensato di riprendere il blog, a seguito del fatto che mi ero ritrovato quasi casualmente in questo mondo di blogger, nuovamente dopo anni, aiutando qualcuno farne uno suo. Ma questa spinta non è sufficiente comunque è durata troppo poco per mettere in movimento un situazione stazionaria.

Ora comunque vi accenno alla scoperta di ieri, tornando a parlare di astronomia, e vi riporto una parte di articolo uscito sulla rivista le scienze.

La collaborazione LIGO-Virgo ha rilevato per la prima volta onde gravitazionali emesse dalla fusione di due stelle di neutroni. L’evento è stato osservato anche nella controparte ottica da numerosi telescopi spaziali e terrestri, inaugurando così l’astronomia multi-messaggero, una modalità di studio del cielo che promette di fare luce su processi ancora poco compresi del cosmo.

Un fremito impercettibile – ma con una forma ben precisa – lungo i chilometrici bracci dell’interferometro. Lo stesso segnale, osservato a Hanford, nello Stato di Washington, e a Livingston, in Louisiana. E anche dall’altra parte dell’oceano, a Cascina, in provincia di Pisa. È così che il 17 agosto scorso alle ore 14.41 ora italiana è stata rilevata la prima emissione di onde gravitazionali prodotta dalla fusione, o meglio dalla coalescenza, di due stelle di neutroni da parte degli osservatori gemelli statunitensi di LIGO e dell’europeo VIRGO, fondato dall’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e dal CNRS francese e il cui sito è gestito dallo European Gravitational Observatory (EGO).

Stando agli attuali modelli astrofisici, si tratterebbe di un evento fisico altrettanto catastrofico, che coinvolge gli oggetti con la più elevata densità di materia dell’universo – le stelle di neutroni, appunto – che sono il residuo di stelle non abbastanza grandi da collassare in buchi neri. Il processo di coalescenza inizia con le due stelle che si avvolgono in una rotazione frenetica l’una intorno all’altra fino a scontrarsi: in questo processo, che nel caso specifico è durato circa 100 secondi, si producono le onde gravitazionali, increspature nel tessuto dello spazio-tempo previste dalla teoria generale della relatività elaborata da Albert Einstein oltre un secolo fa. E dalla forma del segnale è possibile ricavare la massa degli oggetti originali, nella fattispecie 1,1 e 1,2 masse solari, rispettivamente, per un diametro di soli 20 chilometri circa. Con una simile densità, un cucchiaino di stella di neutroni ha una massa di un miliardo di tonnellate.

Oltre alle onde gravitazionali, la coalescenza di due stelle di neutroni produce anche radiazione elettromagnetica in tutto lo spettro, dalle onde radio ai raggi gamma.

Tornando almo pensiero di oggi, per ora questo potrebbe essere l’ultimo articolo o forse lo sarà solo per lungo tempo…

Confuso eh?

SI

statemi bene.

 

 

Humea, il pianeta nano ai confini del sistema solare

Su Nature, la nota e importante rivista scientifica, è stato pubblicato un articolo che annuncia la scoperta di un pianeta nano ai confini del sistema solare, Humea, questo è il suo nome.

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In realtà il pianeta era già noto dal 2004 ma solo adesso, si sono identificate le sue caratteristiche strutturali grazie ad un evento particolare: Haumea, il 21 gennaio 2017, è passato contro il disco di una stella lontana e l’evento è stato osservato con ben dodici telescopi, di cui quattro in Italia.

Il pianetino ha due lune Hìiaka e Namaka.

Haumea è molto allungato e ha un disco di polveri come Saturno. Haumea e le sue due lune non hanno atmosfera e sono ricoperti di ghiaccio d’acqua quasi puro. L’ipotesi dei ricercatori è che il pianeta e le sue lune siano nati dalla rottura di un corpo celeste più grande, dovuta alla collisione con un altro oggetto celeste.

La scoperta è stata resa possibile da una grande collaborazione internazionale e si deve ai ricercatori guidati da Jose Luis Ortiz dell’Istituto di Astrofisica dell’Andalusia, a Granada. Anche l’Italia vi partecipa con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), l’università di Padova, e gli osservatori di San Marcello Pistoiese, di Tavolaia, di Lajatico e di Monte Agliale.

Fonte: Vesuvio live

Gli scienziati elencano le caratteristiche di stelle favorevoli alla vita — UFO E DINTORNI

Gli scienziati Manfred Cuntz, dell’Università del Texas, e Edward F. Guinan, della Villanova University (Pennsylvania) hanno stabilito nuove procedure su come trovare la vita oltre il nostro sistema solare, condividendo i loro calcoli in un articolo pubblicato dalla rivista ‘Solar and Stellar Astrophysics‘. Gli autori ritengono che sia sempre più probabile trovare tracce di vita […]

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