Oggi ho il piacere di presentarvi, un progetto editoriale, credo si debba dire così…

Ho ricevuto privatamente su Twitter un invito a dare un occhiata al sito di IBlibri.

L’ho fato con piacere ed ho iniziato. leggere qualcosa riguardo questo progetto interessante.

Qui vorrei darvi il Link dove poter andare voi stessi a dare un’occhiata e farvi un’idea di questo progetto.

Ecco il link :IBlibri  https://ibilibri.wixsite.com/ibilibri

 

IBilibri

 

Interessante è anche la sezione relativa al regolamento, qui sotto vi ho pubblicato una breve parte, per il resto andate a visitare il sito.

 

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Non mi rimane che augurarvi buona navigazione su IBlibri

un caro saluto a tutti e buona Domenica 🙂

 

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Libertà.

Catone l’Uticense. Da classicista quale sono, con la parola “libertà” subito mi viene in mente lui. Egli viene infatti ricordato e lodato per essersi ribellato alla prese di potere da parte del suo rivale Cesare poichè decise di suicidarsi piuttosto che farsi arrestare e vivere oppresso in una società non libera come la Repubblica, che aveva sempre difeso.

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Esempio di uomo così valido che persino Dante, ubica la sua figura ai piedi del monte del Purgatorio e non nel girone dei suicidi all’Inferno. Poi penso a Saffo, Euripide, Mandela, Ghandi, Aldo Moro, Falcone, Borsellino e anche a tutti quei giornalisti che in paesi esteri vengono arrestati per aver divulgato notizie scomode. Libertà di vivere, essere, pensare, parlare, scrivere, ridere, piangere, soffrire, amare, sbagliare, costruire.

Questo valore può, inoltre, essere paragonato al mare perchè ha sempre nuovi orizzonti, non smette mai di abbattersi sugli scogli. Lui si prende la libertà di procedere, di non mollare, di continuare pur di arrivare a vincere e a trattenere quei pochi cm, a volte anche metri di spiaggia. Su questo punto anche Boudelaire si trovò d’accordo con me, ed infatti disse: “uomo libero, amerai sempre il mare! il mare è il tuo specchio, contempli la tua anima nel volgersi infinito dell’onda che rotola”.

È significativa una frase di una canzone di Fabrizio Moro che dice “la libertà è sacra come il pane”. Ciò indica esattamente l’importanza del valore di cui stiamo parlando. Il pane è l’emblema dell’alimentazione e dunque fonte di sostentamento per l’uomo, per la religione cristiana è il simbolo di Gesù che si è fatto carne e, quindi, la sua importanza si eleva alla sfera di quel sentimento intrinseco nell’umanità fin dai tempi più antichi e che ci ha accompagnato fino ai giorni nostri quale è la ricerca del divino.

Per gli stessi motivi possiamo accostare la sacralità della libertà a quella del pane. Cioè nutrizione per l’anima e valore imprescindibile per la formazione di ognuno, come la religione. Infatti rappresenta respiro per i popoli, felicità per gli oppressi, acqua per gli assetati, dignità privata da regimi, ricchezza per i poveri.

Si pensi addirittura ad un oggetto: se viene compresso, privato della sua ragione d’essere attraverso una forza opprimente e oppressiva si rompe, diventa un non-oggetto che non riesce ad adempiere al compito per il quale è stato costruito.

Perciò impariamo a rispettarci, nonostante le differenze che ci rendono speciali; non permettiamo mai a nessuno di ingabbiarci, reprimerci e farci stare zitti; godiamoci la vita con tutti i suoi ostacoli e imprevisti, anche sbagliando senza la paura dei giudizi altrui. Così facendo nessuno avrà più il potere di toglierci il sacro-santo diritto della libertà.

Pompei: nuove scoperte

Porta Ercolano cantiere di scavo

27 giugno 2016


A un anno di distanza dalla scoperta nella necropoli di Porta Ercolano di una  tomba di età sannitica, i cantieri di scavo nell’area rivelano nuovi eccezionali ritrovamenti. Una ulteriore tomba a cassa in lastre di calcare del IV sec. a.C. con corredo funerario completo composto da almeno sei vasi a vernice nera, che si aggiunge alle rare testimonianze funerarie di età preromana. All’interno lo scheletro di un adulto depositato sul dorso, con corredo deposto lati del corpo, al livello delle braccia e dei piedi. Le prime osservazioni permettono di avanzare l’ipotesi che si tratti di un individuo di sesso maschile.

Scheletri Porta Ercolano 2016

Scheletri rinvenuti a Porta Ercolano.

Ma anche in ambienti di botteghe poco distanti dall’area funeraria tre monete d’oro e un pendente di collana ritrovati tra le ossa degli scheletri di alcuni fuggiaschi,  mescolate alla rinfusa dopo i saccheggi degli scavatori clandestini che dopo l’eruzione del 79 d.C. si  avventurarono nella città alla ricerca di tesori sepolti sotto la cenere. E ancora la scoperta di un forno,  probabilmente per la fabbricazione di oggetti in bronzo e di una cava utilizzata per l’estrazione di  materiale per costruzioni.

Corredo funerario Porta Ercolano 2

Uno dei vasi del corredo funerario rinvenuto a Porta Ercolano.

Sono le scoperte sorprendenti dell’ultimo cantiere di scavo della Soprintendenza Pompei con l’école française de Rome, le Centre Jean Bérard e il CNRS che stanno conducendo un progetto di ricerca nella zona della necropoli di Porta Ercolano con l’obbiettivo di studiare le trasformazioni di un’ area commerciale fuori le mura di Pompei.

La campagna ha avuto inizio il 16 maggio con lo scavo di due botteghe. Durante le attività sono, con sorpresa, emersi 4 scheletri di pompeiani intrappolati nel retrobottega al momento dell’eruzione.  La scoperta ancora più sorprendente è che le mura della bottega nella quale avevano cercato riparo era stata interessata dal passaggio di fossores, scavatori clandestini alla ricerca di oggetti preziosi e metallo. Tra le ossa degli scheletri sono stati ritrovati, sfuggiti ai saccheggiatori dell’epoca, tre monete d’oro (tre aurei datati tra il 74 e il 77/78 d.C.) e un fiore in foglia d’oro, probabilmente un pendente di collana. Gli scheletri spostati durante le ricerche degli scavatori clandestini risultano, ad una prima analisi, appartenere a individui  in giovane età, tra cui una ragazza adolescente.

Moneta d'oro

Due delle monete d’oro ritrovate durante lo scavo di Porta Ercolano.

Anche l’altra stanza a fianco è stata “visitata” da scavatori clandestini attirati probabilmente da un tubo di piombo, materiale di cui erano alla ricerca, che alimentava una fontana nel portico antistante. L’approfondimento dello scavo in questo piccolo ambiente, di cui ancora non sono state definite le funzioni nel 79, ha permesso d’identificare una struttura produttiva relativa ad una precedente fase di utilizzo della bottega. La struttura, un forno verticale al quale si accede tramite alcuni scalini (vedi foto sotto), è per ora un unicum a Pompei e può essere messo in relazione molto probabilmente con la fabbricazione di oggetti in bronzo.

Pozzo con scalini

Le prossime ricerche potranno confermare o smentire queste prime interpretazioni. Questa scoperta è di particolare rilevanza ai fini della conoscenza delle attività artigianali che si svolgevano in questi ambienti e sulle quali si continuerà a lavorare nelle prossime settimane.

L’esplorazione di una seconda bottega, più verso la porta della città, ha anch’essa rivelato una sequenza stratigrafica interessante che racconta le ultime fasi della bottega, quando l’intero edificio era in fase di restauro. Una delle stanze che apre direttamente sulla strada probabilmente era utilizzata come cava di materiale (vedi foto sotto). Al centro un pozzo circolare scavato nel terreno naturale doveva anch’esso servire per l’estrazione di materiale, anche se la singolare struttura rimane ancora per molti versi misteriosa. La particolarità di questo pozzo, infatti, del diametro di 1,75 m. sta nel fatto che esso era accessibile attraverso una scala a chiocciola, ricavata nello stesso terreno naturale. Sul fondo, uno strato di tufo friabile ha scoraggiato gli scavatori antichi che hanno deciso di abbandonare la struttura prima di riempirla nuovamente. Le ricerche continueranno nelle prossime settimane nelle botteghe vicine e nel portico antistante.

Informazioni: www.pompeiisites.org

Cava bottega Porta Ercolano

Fonte: archeologiaviva.it

 

Giada Spano’ blog

Buonasera amici di EGA Blog, questa sera vi parlo di una nuova arrivata nella famigli di blogger di wordpress, e più precisamente vi voglio parlare di Giada Spanò che con il suo blog neonato è entrata oggi ufficialmente a fare parte di questa grande e variegata famiglia di blogger italiani e in particolare di blogger di wordpress.

Diamo il benvenuto a Giada Giadina ( come sono solito chiamarla io) e facciamogli  sentire il calore di noi tutti blogger.

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“Ciao ragazzi, sono Giada Giadina e questo è l’indirizzo del mio blog: https://giadilove.wordpress.com seguitemi in tanti vi aspetto.. un bacio”.

Allora ragazzi, cosa aspettiamo? ANDIAMO da GIADA GIADINA. 😉

 

 

Scoperto il varco di Annibale attraverso le Alpi

È il passo di Col de Traversette, in Francia, a circa 3000 metri di quota nei pressi del Monviso, che permise ad Annibale di attraversare le Alpi per dirigersi verso Roma a capo dell’esercito cartaginese: lo hanno scoperto i ricercatori di una collaborazione internazionale tra la Queen’s University a Belfast, nel Regno Unito, e la York University a Toronto, in Canada, risolvendo un mistero che durava da 2000 anni sull’effettivo itinerario della spedizione militare.

Come si legge in un articolo apparso sulla rivista “Archeometry” a prima firma Bill Mahaney, gli autori hanno utilizzato una combinazione di analisi di chimica ambientale e di genetica microbiologica per documentare la presenza lungo un impervio itinerario alpino di antichi resti di sterco, soprattutto di cavallo, compatibili con il passaggio dell’armata cartaginese, che contava 37 elefanti e circa 15.000 tra cavalli e muli.

Scoperto il varco di Annibale attraverso le Alpi
Annibale attraversa le Alpi, in un dipinto di Nicolas Poussin (1594-1665) (Wikimedia Commons)

Annibale, passato alla storia per essere uno dei più brillanti condottieri del mondo antico, era comandante in capo dell’armata cartaginese durante la seconda guerra punica contro Roma (218-201 BC). Come raccontano le cronache, per sorprendere i romani da nord Annibale partì dalla Spagna alla testa di 30.000 uomini, attraversò l’arco alpino dopo circa 1000 chilometri di marcia e li sconfisse in quattro battaglie: sul Ticino (218 a.C.), sul Trebbia (218 a.C.) e poi, giunto nell’Italia centrale, sul Lago Trasimeno (217 a.C.) e a Canne (217 a.C.).

La vicenda storica dello scontro tra Annibale e Roma era quindi ben delineata nei suoi eventi fondamentali, ma non si era  mai scoperto esattamente quale percorso avesse seguito l’esercito cartaginese per varcare le Alpi, tenendo conto del gran numero di fanti e cavalieri e soprattutto degli elefanti al seguito.

Nessuna prova archeologica

finora era venuta in aiuto degli storici. Circa mezzo secolo fa, tuttavia, il biologo Gavin de Beer ipotizzò che Annibale avesse utilizzato il passo del Col de Traversette, ma l’idea non incontrò il favore della comunità accademica.

Ora Mahaney e colleghi hanno scoperto una traccia di escrementi animali, per la maggior parte cavalli, a una profondità di circa un metro proprio in corrispondenza di quel passo alpino e in quantità tali da essere compatibili con il passaggio dell’esercito di Annibale.

La datazione al radiocarbonio fa risalire i reperti a circa 2186 anni fa, cioè proprio al 218 a.C., anno in cui iniziò la seconda guerra punica. Un’ulteriore conferma che si tratti effettivamente dei resti dell’armata di Annibale viene dall’analisi microbiologica: il 70 per cento circa dei microbi presenti nello sterco sono infatti del genere Clostridium, che è molto stabile nel suolo e può sopravvivere per migliaia di anni.

Sembra così smentita la ricostruzione  dello storico romano Tito Livio, che circa due secoli dopo l’evento scrisse che la discesa cartaginese in Italia avvenne dal Col du Clapier, un passo situato più a nord, alla quota di 2400 metri, e molto più agevole da attraversare.

Probabilmente, Annibale scelse invece un passaggio più impervio per sfuggire alle imboscate delle popolazioni galliche che abitavano in quelle regioni.

Fonte: Le Scienze