Parco Astronomico delle Madonie

Ieri pomeriggio parlando con un’amica ho scoperto la bellissima idea che l’Italia ha portato avanti negli anni, cioè quella di realizzare un parco astronomico all’avanguardia sulle Madonie in Sicilia. Questa amica è ricercatrice e presto farà parte dello staff.

L’idea di realizzare il Parco Astronomico delle Madonie a Isnello nasce negli anni ’90, a seguito di osservazioni del cielo fatte dall’O.R.S.A., associazione di astrofili di Palermo. Il cielo delle Madonie fu già oggetto di verifiche e di osservazioni all’inizio degli anni ’70, quando si parlava del grande osservatorio del meridione d’Europa, osservatorio poi sorto alle Canarie. A quell’epoca si osservò il cielo delle Madonie e il cielo dell’Etna e il sito di Piano Battaglia risultò essere il più pulito, privo di inquinamento luminoso, con possibilità di osservazioni per più giorni l’anno, un sito ideale per la ricerca scientifica, la didattica e la divulgazione delle scienze astronomiche.

 

L’Italia nonostante i suoi problemi economici e soprattutto per gli scarsi fondi destinati alla ricerca, risulta essere ancora un paese all’avanguardia in campo astronomico.

Cerchiamo di mantenere questo primato.

vediamo adesso da più vicino cosa è il parco astronomica della Madonie.

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Il Parco Astronomico delle Madonie (P.A.M.) è un opera finanziata dal CIPE con 7.5 milioni di euro, nell’ambito dei fondi FAS assegnati alla Sicilia.
Prevede una Stazione osservativa sul Monte Mufara (Piano Battaglia) dotata di due telescopi robotici da 1 metro di diametro, gestiti da una centrale operativa collocata a Isnello, in provincia di Palermo.

Proprio li, in località Munciarrati, nei pressi del centro abitato, sorgerà una struttura completa per la divulgazione dell’astronomia con Planetario e terrazza d’osservazione.

Il Parco Astronomico delle Madonie raggiungerà punti di eccellenza superiori a quelle realizzate dalla  University of North Carolina che ha realizzato una struttura simile, ma meno evoluta a Cerro Tololo in Cile.

IL PARCO ASTRONOMICO DELLE MADONIE PREVEDE:

a Isnello a circa 15 Km in linea d’aria dal monte Mufara:

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verrà realizzata la Struttura didattica divulgativa che consisterà in:

– UN PLANETARIO  di 10 metri e capienza 75 persone;

– TERRAZZA OSSERVATIVA  con batteria di piccoli telescopi:

    4 telescopi riflettori da 30 cm di diametro

    4 telescopi rifrattori apocromatici da 15 cm di diametro

    4 binocoli astronomici da 12,5 cm di diametro

Questi strumenti saranno controllati da computer in modo da poterli puntare insieme sullo stesso oggetto.

– RADIOTELESCOPIO con antenna parabolica da 3 metri di diametro (analogo a quello di Medicina)

– LABORATORIO SOLARE

Sala dove sarà possibile osservare il Sole e i fenomeni superficiali che lo caratterizzano.

– LABORATORIO ASTRONOMICO ALL’APERTO

Il laboratorio astronomico consisterà di orologi solari di vario tipo e di attrezzature per lo svolgimento di esperimenti.

– LABORATORIO DIDATTICO E DIVULGATIVO

Gli studenti e i visitatori potranno effettuare esperimenti pratici di fenomeni fisici e astronomici per mezzo di rivelatori e attrezzature didattiche (simile a quello di Trieste – Immaginario  scientifico)
In questo ambito verrà collocata una collezione di meteoriti.

sul Monte Mufara (1865 mt.) sul versante occidentale del massiccio delle Madonie:

2 Telescopi robotici da 100 cm di diametro per osservazioni di:

– Afterglow di Gamma-Ray e  X-Ray burst osservati da satelliti artificiali;

– Scoperta e osservazioni di Pianeti extrasolari in orbita attorno a stelle vicine;

– Osservazioni astronomiche e fotometriche di Near-Earth Objects;

– Monitoraggio fotometrico multispettrale di stelle variabili e di nuclei galattici attivi.

Queste attività di ricerca saranno condotte da astronomi dell’INAF e delle Università italiane, ma vedrà anche la partecipazione di Università e di Enti di ricerca stranieri.

Chiunque nel mondo vorrà osservare con questi telescopi si collegherà ad internet e potrà utilizzarli.

Un aspetto molto importante di questa struttura osservativa, grazie al suo alto livello di automazione, sarà quello di poter essere fruibile in remoto con una semplice connessione internet. Ciò, oltre a poter essere utilizzato per osservazioni professionali da ricercatori di tutto il mondo, rappresenterà un potente strumento didattico per studenti di Università italiane e straniere che intendono intraprendere la carriera scientifica in campo astronomico.

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Insomma come vedete c’è da essere orgogliosi dell’Italia questa volta.

Fonte: Osservare il cielo

Onde gravitazionali, rilevato un nuovo segnale: ecco il soffio dell’universo

È stato registrato un nuovo, tremolante soffio dell’universo. Due buchi neri, distanti da noi 1,4 miliardi di anni luce, hanno a lungo girato l’uno attorno all’altro, sempre più vicini e sempre più velocemente, finché si sono fusi fra loro.

Sourced through Scoop.it from: www.ilsole24ore.com

La doppia catastrofe dei dinosauri

Fu la vicinanza temporale di immani fenomeni vulcanici e della caduta di un grande asteroide a causare la grande estinzione di massa di 66 milioni di anni fa, che cancellò dalla Terra i dinosauri non aviari e circa tre quarti delle altre specie animali e vegetali del pianeta. Lo ha stabilito una nuova ricostruzione delle temperature oceaniche antartiche di quel lontano periodo fatta da Sierra V. Petersen e Kyger C. Lohmann dell’Università del Michigan e da  Andrea Dutton dell’Università della Florida, che firmano un articolo pubblicato su “Nature Communications”.

La doppia catastrofe che spazzò via i dinosauri
Alcune delle conchiglie fossili analizzate. (Cortesia  Sierra Petersen)

Sembrerebbe quindi che non ci siano né vinti né vincitori nella contesa che ha visto a lungo contrapposti chi attribuiva l’estinzione di massa allo sconvolgimento climatico causato dalla caduta di un asteroide – quello che ha dato origine al cratere di Chicxulub, nello Yucatan – e quanti legavano lo stesso fenomeno climatico alle massicce eruzioni vulcaniche dei trappi del Deccan, in India, una delle più vaste provincie vulcaniche di tutto il pianeta, estesa circa mezzo milione di chilometri quadrati.

Nel corso dei decenni si sono accumulati dati che hanno indicato come più verosimile ora una ora l’altra ipotesi, senza che si riuscisse a trovare una prova definitiva, anche a causa della insufficiente risoluzione temporale degli eventi climatici.

Proprio questo problema è stato superato da Petersen e colleghi grazie a una nuova sofisticata tecnologia per l’analisi chimica di diverse conchiglie fossili rinvenute a Seymour Island, in Antartide. Dalla composizione isotopica delle conchiglie è infatti possibile risalire alle condizioni dell’ambiente in cui si sono formate, e in particolare alla temperatura dell’acqua circostante.

I ricercatori sono così riusciti a tracciare un accurato

profilo temporale delle variazioni climatiche su un arco di 3,5 milioni di anni, da  65,5 da 69 milioni di anni fa.

Stando alla loro ricostruzione, le ingentissime emissioni di gas serra provocate dalle eruzioni dei trappi del Deccan provocarono un marcato effetto serra e un innalzamento molto rapido delle temperature marine di circa 7,8 °C. A questo cambiamento climatico corrispose l’estinzione di molte specie dei bivalvi che vivevano a Seymour Island, ma circa la metà riuscì a sopravvivere.

Appena 150.000 anni dopo, però, l’impatto di Chicxulub indusse un ulteriore aumento, di entità molto più modesta – 1,1 °C – ma sufficiente a completare l’opera di estinzione. In seguito, fra i 50.000 e i 250.000 anni dopo la seconda catastrofe, le temperature tornarono ai livelli precedenti, per poi ulteriormente abbassarsi – secondo quanto risulta da altri studi – in un lungo “inverno”.

Viaggio del futuro: Italia – Stati Uniti in un’ora

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L’incontro è stato organizzato da Roberto Vittori, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), generale di brigata dell’Aeronautica Militare e addetto per le attività spaziali presso l’Ambasciata Italiana a Washington: “L’aerospazio è destinato a un’evoluzione analoga a quella del trasporto aereo“, ha rilevato Vittori.

Dunque l’Internazionale aviazione civile Enac ed ancora l’agenzia federale degli Stati Uniti per l’aviazione ma anche l’agenzia spaziale sembrerebbero essere unità dell’idea di progettare un plesso in grado di supportare i voli suborbitali del futuro ovvero capaci di collegare, ad esempio,  Roma New York in solo un’ora e nello stesso tempo creare un vero e proprio polo del turismo spaziale del futuro.

Il Memorandum of Cooperation, figlio di un precedente accordo tra FAA ed ENAC scaduto lo scorso Marzo, è stato opportunamente rivisto ed esteso ad ASI, a dimostrazione del forte interesse nazionale per il tema in oggetto, e della volontà condivisa di dar vita ad un gruppo di esperti inter-agenzia, assieme all’Aeronautica Militare, in forza di un accordo tra ENAC e la stessa Aeronautica.

Negli Stati Uniti la “Commercial Space Transportation” rappresenta da tempo una importante transizione verso lo sfruttamento sistematico delle risorse extra-atmosferiche da parti dei privati, anche a fini commerciali; attività finora riservate quasi esclusivamente alle istituzioni pubbliche.

L’Italia potrebbe avere uno spazioporto.

Il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston, ordinario di Fisica Sperimentale Dipartimento di Fisica Università di Trento, ha dichiarato alla stampa che “Come Agenzia spaziale crediamo che tali obiettivi per quanto ambiziosi siano perseguibili, in un contesto di collaborazione pubblico-privato, facendo passi in avanti sulla base di concrete pianificazioni pluriennali”.

“Il caso economico c’è” sottolinea Battiston.

Insomma Battiston è convinto che il futuro più prossimo passerà dal volo spaziale turistico e candida l’Italia ad ospitare un sito ad hoc. Questo nuovo mercato ha bisogno di zone dove poter garantire l’atterraggio dei veicoli spaziali in varie parti del mondo, spazioporti che compongano quella rete necessaria per il successo di tale mercato. “Sono caratteristiche che rendono il nostro Paese interessante per un spazioporto“, ha aggiunto ancora il presidente dell’Asi. “Il messaggio è che si potrebbe cogliere questa possibilità e noi siamo aperti come ASI a facilitare ogni forma di discussione che possa prendere questa direzione”.

Fonte:Pallonate.com

Costruzioni sotterranee dei Neanderthal

Risale a 176.000 anni fa e fu opera dei Neanderthal la prima costruzione realizzata da un essere umano tra quelle note finora. Si tratta di una serie di strutture complessivamente formate da 400 pezzi di stalagmite disposti ad anello situate a 336 metri dall’ingresso della grotta di Bruniquel, nel sud-ovest della Francia. Queste strutture – che furono scoperte nel 1992, ma che solo ora sono state studiate e datate – provano che i Neanderthal avevano comportamenti e abilità sociali ben più complessi di quanto generalmente ritenuto. Finora le poche strutture artificiali neanderthaliane note erano molto più recenti e costituite da elementi isolati di muretti a secco; per di più anche la loro attribuzione a questi nostri cugini era stata contestata da diversi studiosi.

Le enigmatiche costruzioni sotterranee dei Neanderthal
La zona della grotta di Bruniquel in cui sono state trovate le strutture. (Cortesia Etienne FABRE – SSAC)

Lo studio che ha portato a questa conclusione è stato realizzato da ricercatori dell’Università di Bordeaux, che lo descrivono in un articolo pubblicato su “Nature”.

Il complesso è costituito da sei strutture – due più grandi (rispettivamente di 6,7 per 4,5 metri di diametro e di  2,2 per 2,1 metri) e quattro di dimensioni minori – formate da pezzi di stalagmite di dimensioni simili (circa 30 centimetri), una circostanza che dimostra come la loro costruzione sia stata accuratamente progettata. All’interno di una delle strutture più piccole i ricercatori hanno anche recuperato un frammento di osso di circa sette centimetri che mostrava segni di contatto con una fonte di calore.

La funzione di queste strutture, al cui interno sono state trovate tracce dell’accensione di fuochi, sono ancora oscure, potendo far parte di un rifugio o avere un significato simbolico.

Le enigmatiche costruzioni sotterranee dei Neanderthal
Ricostruzione in 3D delle strutture della grotta. (Cortesia Xavier MUTH – Get in Situ, Archéotransfert, Archéovision -SHS-3D, base photographique Pascal Mora)  

La datazione del complesso indica che le strutture risalgono a circa 176.000 anni fa, un’epoca

in cui gli uomini di Neanderthal erano già presenti in quella parte d’Europa, ma non così gli esseri umani moderni, Homo sapiens, che arrivarono nel continente europeo solo fra 35-40.000 anni fa. Per confronto, la più antica documentazione archeologica di strutture costruite da esseri umani anatomicamente moderni risalgono a circa 20.000 anni fa, e sono le costruzioni in ossa di mammut realizzate dai cacciatori-raccoglitori delle pianure russe.

La scoperta, che testimonia anche come i Neanderthal avessero già allora l’idea di organizzazione dello spazio, di controllo del fuoco e le capacità di sfruttare ambienti ipogei, rappresenta un’ulteriore conferma delle capacità dei neanderthaliani. Queste capacità, osservano i ricercatori sono state a lungo sottovalutate proprio a causa dell’assenza di reperti archeologici, un’assenza che tuttavia a questo punto si può attribuire innanzitutto alla loro distruzione. Le strutture di Bruniquel sono ben conservate probabilmente perché sono rimaste sigillate da ostruzioni di calcite molto presto dopo la loro costruzione.

Fonte: Focus.it