Tre stelle per un pianeta extrasolare

Molti appassionati del film Guerre Stellari del 1977 ricorderanno, oltre alle epiche battaglie dei cavalieri Jedi contro lo strapotere dell’Impero galattico,c’è anche una suggestiva immagine in cui, sul pianeta Tatooine, la figura del protagonista Luke Skywalker si staglia su uno spettacolare tramonto di due soli.

Alcuni spettatori con qualche nozione di meccanica celeste avranno però storto il naso, ben sapendo che un simile sistema orbitale sarebbe piuttosto instabile, a causa delle reciproche interazioni gravitazionali tra i diversi corpi.

E invece sembra che l’universo possa andare ben oltre, secondo quanto riferisce su “Science” un gruppo di astronomi dell’Università dell’Arizona. Grazie alle immagini del Very Large telescope (VLT) dell’ESO, in Cile, gli scienziati hanno scoperto un pianeta in cui un ipotetico osservatore potrebbe vedere all’orizzonte non due, ma ben tre soli. Situato a circa 320 anni luce dalla Terra, in direzione della costellazione del Centauro, il pianete HD 131399Ab è in orbita attorno alla più brillante di un sistema di tre stelle.

“HD 131399Ab è uno dei pochi esopianeti di cui disponiamo di immagini, ma è il primo in questa interessante configurazione dinamica”, ha spiegato Daniel Apai, coautore dello studio. “Per circa metà dell’orbita planetaria, percorsa in circa 550 anni terrestri, le tre stelle sono visibili nel cielo di questo esopianeta: le due meno brillanti rimangono più vicine tra loro ma si allontanano dalla terza durante l’anno”.

Tre stelle per un pianeta extrasolare
Rappresentazione artistica del nuovo pianeta scoperto e delle tre stelle del suo sistema (Credit: ESO/L. Calçada)

HD 131399Ab ha una massa paragonabile a quella di Giove, e ha una temperatura di circa 580 gradi Celsius. Inoltre è un pianeta giovane: ha solo 16 milioni di anni. Ed è anche il primo pianeta extrasolare

a essere stato scoperto con lo strumento SPHERE di VLT. SPHERE è sensibile alla luce infrarossa e quindi alla “firma termica” dovuta alla particolare temperatura dei pianeti di recente formazione, e permette di correggere i disturbi causati dall’atmosfera e di bloccare la luce accecante che proviene dalle stelle attorno a cui orbitano i pianeti stessi.

Solo osservazioni ripetute e a lungo termine potranno determinare in modo preciso la traiettoria dell’esopianeta tra le tre stelle, ma i primi dati e alcune simulazioni sembrano suggerire uno scenario plausibile.

La stella più brillante, denominata HD 131399A, è circa l’otto per cento più massiccia del Sole. Le stelle meno brillanti, denominate B e C, orbitano attorno ad A a una distanza di circa 300 unità astronomiche (un’unità astronomica, abbreviata con UA è la distanza media tra la Terra e il Sole). A loro volta, B e C ruotano l’una intorno all’altra separate da una distanza di circa 10 UA, pari alla distanza che separa Saturno dal Sole.

Quanto al pianeta, HD 131399Ab ruota attorno alla stella A in un’orbita di circa 80 unità astronomiche, pari a circa due volte la distanza di Plutone dal Sole, cioè a un terzo della distanza tra la stella A e la coppia formata dalle stelle B e C.

“Se il pianeta fosse un po’ più distante dalla stella più massiccia, verrebbe espulso dal sistema”, ha concluso Apai. “Le nostre simulazioni al computer hanno mostrato che questo tipo di orbita può essere stabile, ma se si cambiano i parametri solo di poco, il sistema può diventare instabile molto rapidamente”.

Fonte: Focus.it

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Isabel Giustiniani: Kizil Elma. Storie di Constantinopoli

Buongiorno cari lettori di EGA Blog,

oggi voglio tornare a parlarvi dopo tanto tempo, di autori indipendenti o giovani autori.

Oggi vi parlerò di Isabel Giustiniani.

Isabel, come Isabella di Spagna. Vediamo subito chi è Isabel:

Veneta di nascita ma perennemente in movimento, ho vissuto in diverse città italiane. Dopo un lustro trascorso in Portogallo, faccio attualmente base a Brisbane, Australia, con figli e marito.
La passione per i libri mi accompagna da sempre, trovandomi lettrice curiosa con una predilezione per la narrativa storica e la saggistica.
Nel 2013 ho creato il blog Storie di Storia, un portale dove si recensiscono libri di narrativa storica e saggistica, si parla di archeologia, curiosità, luoghi, eventi e grandi personaggi del passato.

Ma adesso che conosciamo un pochino meglio Isabel, desidero presentarvi il suo nuovo libro di racconti storici.

Kizil Elma. Storie di Costantinopoli

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Kizil Elma significa Mela Rossa nella lingua turca. Tale appellativo era stato dato dagli Ottomani alla città di Costantinopoli. 

Questo ebook raccoglie, in una nuova veste rieditata e corredata di informazioni storiche, tre racconti incentrati su alcune figure e leggende turche che ruotarono attorno alla città di Costantinopoli e al processo che portò alla sua conquista. Due di queste storie sono state ospitate sul portale del Centro Studi Bizantini Magnaura e un’altra nella rivista Basileia, dedicata anch’essa a Bisanzio.
In aggiunta, troverete come “special guest” uno spaccato narrativo della vita nella Costantinopoli di fine XIV secolo, vista attraverso la vicenda dell’incontro con un argiroprata. Il brano fa parte del romanzo thriller storico “L’ombra del Serpente”.

Racconti:

– IL CANNONE DI ORBAN: la storia della nascita della famosa bombarda che ebbe un ruolo determinante durante l’assedio di Costantinopoli nel 1453.
– LA BATTAGLIA DELLA PIANA DEI MERLI (KOSOVO POLJE): racconto dell’epico scontro nel 1389 tra la coalizione serbo-bosniaca, guidata dal principe di Serbia Lazar Hrebeljanovic, e l’esercito del sultano Murad I. Battaglia durante la quale salirà al potere il sultano Bayazid I, detto La Folgore, assassinando il fratello.
– LA LEGGENDA DI BALIKLI: due nobili spagnoli, nella Istambul del 1860, viaggiano alla scoperta delle rovine di Costantinopoli. Verranno a conoscenza della leggenda legata alla fonte sacra di Balikli e all’ultimo imperatore della città, Costantino XI.

La cosa bella di questo libro, è che è gratuito, quindi una lettura avvincente regalata dalla nostra autrice.

Il tutto potete trovarlo al seguente link: https://www.smashwords.com/profile/view/IsabelGiustiniani

Li troverete anche un altro suo libro.

Ma oggi signori miei, sono pieno di entusiasmo e quindi desidero anche segnalarvi il sito bellissimo di Isabel, un isto fatto davvero bene sia graficamente che dal punto di vista dei contenuti. http://www.isabelgiustiniani.com Qui troverete approfondimenti storici…meraviglioso sito.

Buona lettura e buona permanenza su Ega Blog.

Copia e incolla

Si, lo so, potreste dirmi che su questo blog trovate spesso articoli di altri, praticamente sto facendo un copia e incolla, è vero. Ho provato più volte di evitare tutto ciò, però ho anche pensato che il mio scopo è dare notizie in particolare notizie scientifiche e quindi non ritenendomi all’altezza di dare una buona informazione ho pensato bene di far parlare gli autori originali degli articoli. Inoltre la velocità con cui in questo modo posso pubblicare è maggiore rispetto ad articoli fatti da me ex novo.La possibilità che il copia e incolla offre, sono tante, ad esempio il numero di articoli che ti permette di pubblicare e inoltre anche la diversa tipologia che ciò comporta. Si possono così pubblicare articoli di differenti argomenti e di differenti fonti a grossa velocità. In altre parole vi sto dicendo che anche un blog che pubblica elementi copiati da altre fonti può risultare un blog valido, soprattutto se questo permette di dare un’informazione su diversi argomenti.

Bene, precisando questo, adesso direi che vi posso lasciare alla vostra vita quotidiana.

P.s. Probabilmente dal punto di vista grafico il blog subirà ancora una volta delle modifiche, purtroppo a mio parere wordpress da questo punto di vista è peggiorato, una volta i temi dei blog erano più belli, tuttavia questa è una mia opinione.

Spero che continuerete a seguirmi in tanti come prima.

vai abbraccio

Ernesto

Juno: “sono su Giove”

 

L’accensione del motore di frenata di Juno

Giove, eccomi arrivata! La conferma dell’arrivo nell’orbita prevista attorno al gigante gassoso del nostro sistema solare, da parte della sonda spaziale JUNO, è arrivato al centro controllo missione questa mattina alle 5.53 ora italiana.

Si trattava di impartire da Terra un comando dalla sigla “’ji4040”. Era stato fatto cinque giorni fa: non era l’unico (ce n’erano altri tre), ma era importante, perché era quello dell’attivazione di una sorta di pilota automatico nella sonda spaziale Juno.

Il segnale aveva impiegato circa 48 minuti per coprire gli 860 milioni di chilometri che separano l’antenna di Goldstone del Deep Space Network (California) dalla sonda Juno, che da allora ha “coperto” lo spazio (interplanetario) necessario per inserirsi nella sua orbita polare attorno a Giove.

 

CINQUE ANNI E 3 MILIARDI DI CHILOMETRI 

La Juno, alimentata dai suoi tre grandi pannelli solari, ha raggiunto il suo traguardo planetario, dopo un viaggio durato cinque anni, sin da quando un razzo vettore Atlas V non l’aveva lanciata nello spazio, partendo dalla base del Kennedy Space Center, in Florida.

 

Grande euforia al Centro Nasa Jet Propulsion Laboratory, di Pasadena, che segue da terra e gestisce tutte le operazioni della missione. Ma grande entusiasmo anche fuori dagli Stati Uniti, perché Juno reca a bordo apparati scientifici (11, in tutto) realizzati da altre nazioni, due dei quali realizzati da centri di ricerca e aziende italiane.

 

La sonda Juno entra nell’orbita di Giove: l’euforia al Centro della Nasa

 

Poche ore prima dell’ingresso trionfale nell’orbita gioviana, a distanza di sicurezza di 5.000 chilometri per evitare che il miscuglio di radiazioni possa danneggiare in modo irreparabile la strumentazione di bordo, era stato attivato il motore Leros 1b della sonda: 35 minuti e 2 secondi di accensione, che hanno permesso di rallentare la velocità di Junodi 541,7 metri al secondo, abbastanza per essere catturata dalla forte gravità di Giove e piazzarsi nell’orbita prevista: “Tutto perfetto, ci siamo ! Inizia una nuova era dell’esplorazione di Giove “ – ha esultato Ed Hirst, Mission Manager della missione.

 

Quasi 3 miliardi di chilometri e 5 anni di viaggio sono ormai alle spalle del veicolo spaziale, 20 metri di ampiezza per 4 e mezzo di altezza, il primo alimentato a energia solare ad operare così lontano dal Sole.

 

Giove è una gigantesca palla di gas, 318 volte più massiccio della Terra. Proprio a causa delle sue enormi dimensioni, ha avuto una profonda influenza sull’evoluzione del nostro sistema solare. Ma la sua origine e la sua evoluzione sono ancora oggi un puzzle da risolvere.

 

Muovendosi su un’orbita polare, Juno ne studierà i campi gravitazionali e magnetici, esplorerà le sue nubi vorticose e l’atmosfera, una delle caratteristiche di Giove. Misurerà l’abbondanza di acqua e cercherà di determinare la struttura interna del pianeta, cercando prova della presenza di un nucleo solido.

 

 

ORA VENTI MESI DI ESPLORAZIONE DI GIOVE 

La sua missione pertanto è ambiziosa: lo attendono 20 mesi di intensa attività scientifica e raccolta dati da compiere in 37 orbite servendosi di una suite composta da 9 strumenti principali e due secondari.

 

Il cuore di Juno è Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper – Mappatore all’Infrarosso di Aurore Gioviane), finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi, realizzato da Leonardo-Finmeccanica e operato sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale dell’Inaf. Operante nel vicino infrarosso, è uno spettrometro che svolgerà indagini negli strati superiori dell’atmosfera gioviana, sarà in grado di rilevare l’eventuale presenza di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina e fornirà immagini delle aurore.

 

L’altro componente italiano di Juno è KaT (Ka-Band Translator) uno strumento di radioscienza realizzato dall’Università La Sapienza di Roma, e realizzato da Thales Alenia Space Italia, sempre con il supporto dell’Asi.

 

Italiano è anche il sensore d’assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica: dopo averla guidata verso Giove, permetterà a Juno di mantenere la corretta traiettoria nell’orbita del pianeta gigante: “Juno è una missione storica che vede ancora una volta Nasa e Asi insieme alla ricerca di informazioni fondamentali per spiegare le origini del sistema solare” – afferma Roberto Battiston, Presidente dell’Asi – “Lo studio di Giove è anche una grande sfida scientifica e tecnologica a cui l’Italia partecipa con due strumenti all’avanguardia grazie a Inaf e a industrie come Leonardo Finmeccanica e Thales Alenia Space. Questa missione dimostra come la comunità scientifica italiana giochi un ruolo di primissima importanza, inoltre la partnership storica con la Nasa si è dimostrata una cruciale opportunità di crescita sia delle aziende che dei ricercatori italiani. Lavorare fianco a fianco con l’agenzia spaziale numero uno al mondo ha permesso un salto di qualità immenso per il sistema paese”.

 

L’ultimo veicolo terreste a vedere Giove da vicino era stata nel 2007 la sonda New Horizons ’sorella’ di Juno, entrambi appartenenti alla famiglia di missioni esplorative Nasa del programma New Frontiers.

 

Ma la sonda che lo ha veramente esplorato in precedenza era stata la euro-americana “Galileo”, nel 1995. Ora Juno, che come Galileo è una sonda Nasa, ma con molta Europa (e Italia) a bordo, ne raccoglie l’eredità per una nuova fase esplorativa.

 

Per maggiori informazioni sulla missione JUNO, rimandiamo al sito web della NASA: http://www.nasa.gov/juno e al sito web della nostra ASI www.asi.itwww.inaf.it

Fonte: lastampa.it

Pompei: nuove scoperte

Porta Ercolano cantiere di scavo

27 giugno 2016


A un anno di distanza dalla scoperta nella necropoli di Porta Ercolano di una  tomba di età sannitica, i cantieri di scavo nell’area rivelano nuovi eccezionali ritrovamenti. Una ulteriore tomba a cassa in lastre di calcare del IV sec. a.C. con corredo funerario completo composto da almeno sei vasi a vernice nera, che si aggiunge alle rare testimonianze funerarie di età preromana. All’interno lo scheletro di un adulto depositato sul dorso, con corredo deposto lati del corpo, al livello delle braccia e dei piedi. Le prime osservazioni permettono di avanzare l’ipotesi che si tratti di un individuo di sesso maschile.

Scheletri Porta Ercolano 2016

Scheletri rinvenuti a Porta Ercolano.

Ma anche in ambienti di botteghe poco distanti dall’area funeraria tre monete d’oro e un pendente di collana ritrovati tra le ossa degli scheletri di alcuni fuggiaschi,  mescolate alla rinfusa dopo i saccheggi degli scavatori clandestini che dopo l’eruzione del 79 d.C. si  avventurarono nella città alla ricerca di tesori sepolti sotto la cenere. E ancora la scoperta di un forno,  probabilmente per la fabbricazione di oggetti in bronzo e di una cava utilizzata per l’estrazione di  materiale per costruzioni.

Corredo funerario Porta Ercolano 2

Uno dei vasi del corredo funerario rinvenuto a Porta Ercolano.

Sono le scoperte sorprendenti dell’ultimo cantiere di scavo della Soprintendenza Pompei con l’école française de Rome, le Centre Jean Bérard e il CNRS che stanno conducendo un progetto di ricerca nella zona della necropoli di Porta Ercolano con l’obbiettivo di studiare le trasformazioni di un’ area commerciale fuori le mura di Pompei.

La campagna ha avuto inizio il 16 maggio con lo scavo di due botteghe. Durante le attività sono, con sorpresa, emersi 4 scheletri di pompeiani intrappolati nel retrobottega al momento dell’eruzione.  La scoperta ancora più sorprendente è che le mura della bottega nella quale avevano cercato riparo era stata interessata dal passaggio di fossores, scavatori clandestini alla ricerca di oggetti preziosi e metallo. Tra le ossa degli scheletri sono stati ritrovati, sfuggiti ai saccheggiatori dell’epoca, tre monete d’oro (tre aurei datati tra il 74 e il 77/78 d.C.) e un fiore in foglia d’oro, probabilmente un pendente di collana. Gli scheletri spostati durante le ricerche degli scavatori clandestini risultano, ad una prima analisi, appartenere a individui  in giovane età, tra cui una ragazza adolescente.

Moneta d'oro

Due delle monete d’oro ritrovate durante lo scavo di Porta Ercolano.

Anche l’altra stanza a fianco è stata “visitata” da scavatori clandestini attirati probabilmente da un tubo di piombo, materiale di cui erano alla ricerca, che alimentava una fontana nel portico antistante. L’approfondimento dello scavo in questo piccolo ambiente, di cui ancora non sono state definite le funzioni nel 79, ha permesso d’identificare una struttura produttiva relativa ad una precedente fase di utilizzo della bottega. La struttura, un forno verticale al quale si accede tramite alcuni scalini (vedi foto sotto), è per ora un unicum a Pompei e può essere messo in relazione molto probabilmente con la fabbricazione di oggetti in bronzo.

Pozzo con scalini

Le prossime ricerche potranno confermare o smentire queste prime interpretazioni. Questa scoperta è di particolare rilevanza ai fini della conoscenza delle attività artigianali che si svolgevano in questi ambienti e sulle quali si continuerà a lavorare nelle prossime settimane.

L’esplorazione di una seconda bottega, più verso la porta della città, ha anch’essa rivelato una sequenza stratigrafica interessante che racconta le ultime fasi della bottega, quando l’intero edificio era in fase di restauro. Una delle stanze che apre direttamente sulla strada probabilmente era utilizzata come cava di materiale (vedi foto sotto). Al centro un pozzo circolare scavato nel terreno naturale doveva anch’esso servire per l’estrazione di materiale, anche se la singolare struttura rimane ancora per molti versi misteriosa. La particolarità di questo pozzo, infatti, del diametro di 1,75 m. sta nel fatto che esso era accessibile attraverso una scala a chiocciola, ricavata nello stesso terreno naturale. Sul fondo, uno strato di tufo friabile ha scoraggiato gli scavatori antichi che hanno deciso di abbandonare la struttura prima di riempirla nuovamente. Le ricerche continueranno nelle prossime settimane nelle botteghe vicine e nel portico antistante.

Informazioni: www.pompeiisites.org

Cava bottega Porta Ercolano

Fonte: archeologiaviva.it