Gli esopianeti di T.E.S.S.

Si chiama Transiting Exoplanet Survey Satellite, per gli amici Tess, ed è l’ultimissima missione Nasa per la ricerca di esopianeti, cioè pianeti che si trovano al di fuori del nostro sistema solare.

Dopo lo straordinario lavoro di Kepler, avviato alla pensione, grazie al quale dal 2009 sono stati individuati oltre 5000 pianeti extrasolari, il testimone passerà a TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), il cui compito sarà, proprio come per il suo predecessore, quello di segnalare nuovi candidati pianeti da confermare poi con ulteriori studi e dati da altri telescopi. Quello che ci si aspetta è che nell’arco dei prossimi due anni ne individui fino a 20.000!

TESS si concentrerà su stelle vicine e luminose, in modo da  facilitare il compito a telescopi che, dallo spazio e da terra, dovranno poi confermare o smentire la natura planetaria dei candidati individuati. Sempre parlando di aspettative e probabilità, ci si aspetta che tra questi ventimila candidati almeno 500 siano di taglia confrontabile al nostro pianeta (entro il doppio delle dimensioni della Terra), e che quindi possano essere buoni candidati anche per la ricerca di forme di vita.

Il nuovo cacciatore di esopianeti è pronto quindi a partire, dal 16 aprile, dallo Space Launch Complex 40a di Cape Canaveral (Florida) a bordo del razzo SpaceX Falcon 9.

 

 

Tuttavia, ci vorranno alcuni mesi, affinché, TESS, entri nella sua fase operativa e inizi a raccogliere dati.

TESS, cercherà gli espianti, utilizzando il sistema dei transiti:

il satellite osserverà le stelle cercando cali nelle curve di luce, che potrebbero indicare il transito di un pianeta di fronte alla stella. La misura di questi cali di luminosità può dare ai ricercatori un’idea delle dimensioni del pianeta.

Per analizzarne poi le atmosfere, e cercare molecole che possano suggerire la presenza di vita, sarà invece necessario attendere il telescopio spaziale della NASA James Webb, al momento previsto per il lancio nel 2020, sperando non intervengano ulteriori problemi.

 

Allora, non bisognerà altro che attendere alcuni mesi, per sperare finalmente, nella scoperta di in un pianeta abitato da E.T. 😉

Fonte: Coelum 

 

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Tre stelle per un pianeta extrasolare

Molti appassionati del film Guerre Stellari del 1977 ricorderanno, oltre alle epiche battaglie dei cavalieri Jedi contro lo strapotere dell’Impero galattico,c’è anche una suggestiva immagine in cui, sul pianeta Tatooine, la figura del protagonista Luke Skywalker si staglia su uno spettacolare tramonto di due soli.

Alcuni spettatori con qualche nozione di meccanica celeste avranno però storto il naso, ben sapendo che un simile sistema orbitale sarebbe piuttosto instabile, a causa delle reciproche interazioni gravitazionali tra i diversi corpi.

E invece sembra che l’universo possa andare ben oltre, secondo quanto riferisce su “Science” un gruppo di astronomi dell’Università dell’Arizona. Grazie alle immagini del Very Large telescope (VLT) dell’ESO, in Cile, gli scienziati hanno scoperto un pianeta in cui un ipotetico osservatore potrebbe vedere all’orizzonte non due, ma ben tre soli. Situato a circa 320 anni luce dalla Terra, in direzione della costellazione del Centauro, il pianete HD 131399Ab è in orbita attorno alla più brillante di un sistema di tre stelle.

“HD 131399Ab è uno dei pochi esopianeti di cui disponiamo di immagini, ma è il primo in questa interessante configurazione dinamica”, ha spiegato Daniel Apai, coautore dello studio. “Per circa metà dell’orbita planetaria, percorsa in circa 550 anni terrestri, le tre stelle sono visibili nel cielo di questo esopianeta: le due meno brillanti rimangono più vicine tra loro ma si allontanano dalla terza durante l’anno”.

Tre stelle per un pianeta extrasolare
Rappresentazione artistica del nuovo pianeta scoperto e delle tre stelle del suo sistema (Credit: ESO/L. Calçada)

HD 131399Ab ha una massa paragonabile a quella di Giove, e ha una temperatura di circa 580 gradi Celsius. Inoltre è un pianeta giovane: ha solo 16 milioni di anni. Ed è anche il primo pianeta extrasolare

a essere stato scoperto con lo strumento SPHERE di VLT. SPHERE è sensibile alla luce infrarossa e quindi alla “firma termica” dovuta alla particolare temperatura dei pianeti di recente formazione, e permette di correggere i disturbi causati dall’atmosfera e di bloccare la luce accecante che proviene dalle stelle attorno a cui orbitano i pianeti stessi.

Solo osservazioni ripetute e a lungo termine potranno determinare in modo preciso la traiettoria dell’esopianeta tra le tre stelle, ma i primi dati e alcune simulazioni sembrano suggerire uno scenario plausibile.

La stella più brillante, denominata HD 131399A, è circa l’otto per cento più massiccia del Sole. Le stelle meno brillanti, denominate B e C, orbitano attorno ad A a una distanza di circa 300 unità astronomiche (un’unità astronomica, abbreviata con UA è la distanza media tra la Terra e il Sole). A loro volta, B e C ruotano l’una intorno all’altra separate da una distanza di circa 10 UA, pari alla distanza che separa Saturno dal Sole.

Quanto al pianeta, HD 131399Ab ruota attorno alla stella A in un’orbita di circa 80 unità astronomiche, pari a circa due volte la distanza di Plutone dal Sole, cioè a un terzo della distanza tra la stella A e la coppia formata dalle stelle B e C.

“Se il pianeta fosse un po’ più distante dalla stella più massiccia, verrebbe espulso dal sistema”, ha concluso Apai. “Le nostre simulazioni al computer hanno mostrato che questo tipo di orbita può essere stabile, ma se si cambiano i parametri solo di poco, il sistema può diventare instabile molto rapidamente”.

Fonte: Focus.it

Hubble analizza l’atmosfera di un esopianeta nettuniano

Grazie al confronto fra i sofisticati dati spettroscopici raccolti dai telescopi spaziali Hubble, Sptzer e Kepler è stato possibile determinare per la prima volta la composizione atmosferica di un pianeta extrasolare di dimensioni inferiori a quelle di Giove, individuandovi anche la presenza di vapor d’acqua.

Grazie alle rilevazioni spettroscopiche eseguite dai telescopi spaziali Hubble, Spitzer e Keple, è stata determinata per la prima volta è stata la composizione dell’atmosfera di un pianeta extrasolare delle dimensioni paragonabili a quelle di Nettuno, scoprendovi anche la presenza di vapore acqueo. Il pianeta, HATP-11b, si trova nella costellazione del Cigno, a circa 123 anni luce dalla Terra, ha un raggio quattro volte quello del nostro pianeta e una massa 26 volte superiore. Lo studio che ha portato a questa scoperta è stato condotto da un gruppo internazionale di astronomi che lo descrive in un articolo su “Nature”.
Per determinare la composizione gassosa dell’atmosfera di un esopianeta, gli astronomi osservano la composizione spettrale della luce della sua stella, che subisce delle alterazioni quando il pianeta vi transita davanti poiché i diversi gas nell’atmosfera planetaria assorbono la luce a lunghezze d’onda specifiche. L’analisi di queste variazioni spettrali permette così di risalire alla composizione dell’atmosfera del pianeta.

Hubble analizza l'atmosfera di un esopianeta nettuniano
Se l’atmosfera è ricca di nubi (in alto), la luce della stella è schermata. In caso contrario, è possibile rilevare nella luce stellare le linee di assorbimento dovute agli elementi presenti nell’atmosfera (Cortesia Nature)

Questa tecnica finora era stata usata con successo per descrivere le atmosfere di pianeti giganti, ossia di dimensioni pari o superiori a quelle Giove, ma i tentativi di applicarla a pianeti più piccoli non avevano avuto successo. I fallimenti erano dovuti a due cause: la difficoltà di raccogliere dati spettrali sufficienti per pianeti relativamente “piccoli”, ma, ancor più, la presenza intorno a essi di dense coltri nuvolose, che, intercettando la luce della stella, rendevano inapplicabile il metodo.

Le osservazioni compiute dalla Wide Field Camera 3 (WFC3) die Hubble e il loro confronto con i dati su HAT-P-11b raccolti da altri due telescopi spaziali Spitzer e Kepler, hanno finalmente portato a stabilire che il pianeta aveva un cielo sgombro di nubi, e quindi a determinarne la composizione atmosferica. L’atmosfera di HAT-P-11b, si è così scoperto, è in gran parte costituita da idrogeno, con una una concentrazione di vapore acqueo pari a circa 250 parti per milione e una discreta presenza di elementi pesanti, qualche centinaio di volte superiore a quella che si osserva nel Sole.

Questi risultati, sottolineano i ricercatori, sono in buon accordo con la più accreditata teoria di formazione dei pianeti di dimensioni nettuniane, secondo cui un grade nucleo roccioso o ghiacciato avrebbe progressivamente acquisito la propria atmosfera a spese dei gas presenti nella nebulosa di gas protoplanetaria.

Fonte: Le scienze

Quando i pianeti… si invertono

Kepler-101 è un sistema planetario in cui un pianeta gigante (un super-Nettuno caldo, per intenderci) si trova più vicino alla stella rispetto al pianeta esterno che ha una massa simile alla Terra. Proprio il contrario di quanto siamo abituati a osservare. È stato individuato dal Telescopio Nazionale Galileo.

Source: www.focus.it

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L’influenza della rotazione planetaria sull’abitabilità

AstronomicaMens

Esistono quasi 2000 esopianeti confermati anche se la maggior parte di essi sono giganti gioviani che presentano ambienti decisamente inospitali. Nonostante ciò, la missione del satellite Kepler ha permesso di identificare una manciata di pianeti rocciosi, più piccoli, che sono presenti nella cosiddetta zona abitabile e, forse, potrebbero ospitare ambienti più adatti allo sviluppo di qualche forma di vita biologica.

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