L’agenzia spaziale italiana scopre un lago sotteraneo su Marte

Chi l’avrebbe mai detto? La NASA questa volta deve lasciare il passo ad un agenzia di un altro paese, più precisamente l’ASI(Agenzia Spaziale Italiana), la piccola agenzia se paragonata alla NASA, ha letteralmente stravinto sull’agenzia spaziale americana riguardo ad una delle maggiori scoperte degli ultimi decenni in ambito astronomico.

L’ASI ha infatti scoperto su Marte, più precisamente sotto la sua superficie, nella regione denominata Planum Australe sotto la calotta di ghiaccio del Polo Sud ,ad una profondità di 1,5 Km, un lago di acqua salata dal diametro di 20 Km.

Il prezioso elemento riesce a mantenersi allo stato liquido proprio grazie ai sali, che agiscono da antigelo abbassando il punto di congelamento, ed è per questo che d’inverno vengono sparsi sulle strade, per evitare che gelino. La sensazionale scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista Science, è stata annunciata nel corso di una conferenza stampa presso la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), rilanciata in tutto il mondo dal canale televisivo di Science. È una scoperta tutta italiana. Italiano è, infatti, il radar che, come un rabdomante spaziale, ha trovato l’acqua nelle viscere marziane: si chiama Marsis (Mars advanced radar for subsurface and ionosphere sounding) e da più di 10 anni scandaglia Marte fino a 4-5 chilometri di profondità a bordo della sonda europea Mars Express, in orbita attorno al Pianeta rosso.

Per approfondimenti, vi inserisco il link dove si parla di questa sensazionale scoperta e dove potrete trovare l’intervista allo scienziato italiano che ha contribuito in maniera fondamentale a tale scoperta.

Approfondimenti sulla scoperta dell’agenzia spaziali italiana

Fonte: Il Fatto quotidiano

 

 

 

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Al via ExoMars, la nuova missione europea verso Marte

E’ al via il programma europeo di esplorazione marziana ExoMars, realizzato dall’ESA (Agenzia spaziale europea) in collaborazione con l’Agenzia spaziale russa e con un contributo italiano di primissimo piano.

“Exomars – ha ricordato infatti Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia spaziale italiana (ASI) – è un punto di svolta per l’esplorazione europea dello spazio e non a caso è una missione dove l’Italia ha la premiership, in termini industriali, scientifici e finanziari.” Il programma – che è composto da due missioni. Exomars 2016 ed Exomars 2018 – è la seconda grande impresa di esplorazione marziana dell’ESA dopo Mars Express, lanciato nel 2003 e ancora operativo.

VAI ALL’ARTICOLO: L’Italia protagonista della missione ExoMars

Il lancio di ExoMars 2016 è avvenuto come previsto alle 10:31 ora italiana del 14 marzo dalla base di Baikonur, in Kazakhstan, a bordo di un vettore Proton, che costituisce il principale contributo russo alla missione.

Al via ExoMars, la nuova missione europea verso Marte
ESA-Stephane Corvaja, 2016

ExoMars 2016 porterà nell’orbita di Marte una sonda (TGO, Trace Gas Orbiter) attrezzata per indagare la presenza di metano e di altri gas nell’atmosfera del pianeta, mentre il modulo (EDM, Entry, descent and landing Demonstrator Module), battezzato Schiaparelli in onore dello scienziato italiano, sperimenterà  una serie di tecnologie per un atterraggio controllato sulla superficie marziana. Il modulo – frutto dell’industria aerospaziale italiana – prende nome dall’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli (1845-1910) che negli ultimi decenni dell’Ottocento tracciò la prima mappa dettagliata della superficie di Marte, identificandovi una rete di linee che chiamò

“canali”.

Al via ExoMars, la nuova missione europea verso Marte
Il programma ExoMars coinvolge aziende di più di 20 paesi. Anche sul piano industriale, oltre che su quello scientifico, il contributo italiano è predominante: il prime contractor industriale per entrambi le missioni è infatti Thales Alenia Space Italia (Cortesia ESA)

ExoMars2016 raggiungerà Marte dopo circa sei mesi di viaggio. Arrivati nelle immediate vicinanze del pianeta, l’orbiter e il modulo Schiaparelli si separeranno: TGO si inserirà nell’orbita marziana, mentre Schiapparelli scenderà sulla superficie.

Compito dell’orbiter – che è dotato dei quattro strumenti ACS (Atmospheric Chemistry Suite) CaSSIS (Colour and Stereo Surface Imaging System), FREND (Fine Resolution Epithermal Neutron Detector) e NOMAD – Nadir and Occultation for MArs Discovery) – è fare un inventario dettagliato dei gas atmosferici di Marte, con particolare attenzione al metano e ad altri gas rari. Questi gas potrebbero essere infatti indizio di processi biologici presenti o passati, e i dati raccolti dalla strumentazione di TGO potrebbero confermare questa ipotesi oppure stabilire se sono dovuti a processi puramente geologici.

Al via ExoMars, la nuova missione europea verso Marte
Raffigurazione del distacco di orbiter e lander dall’ultimo stadio del vettore Proton(Cortesia ESA/ATG medialab)

Al modulo Schiaparelli spetta invece sperimentare le tecnologie per la manovra di discesa e atterraggio morbido, un’operazione estremamente difficile e delicata e che avverrà in modo del tutto autonomo: gli oltre 9 minuti che servono a un segnale per colmare la distanza fra Marte e la Terra rendono impossibile qualsiasi intervento dalla base.

L’intera manovra durerà circa 6 minuti, durante i quali il modulo rallenterà dalla velocità dai circa 21.000 chilometri al momento dell’ingresso in atmosfera fino a fermarsi completamente e senza danni sulla superficie. L’estrema difficoltà di questa fase della missione è testimoniata dal fallimento di molti tentativi di sbarco su Marte, compreso quello del lander Beagle 2 che faceva parte della missione Mars Express.

ANIMAZIONE: Il volo di ExoMars 2016 da Baikonur a Marte

Raggiunta la superficie marziana, la parte principale della missione di Schiapparelli, che è stato progettato per studiare la manovra di discesa, potrà dirsi conclusa con successo. Ma anche se il lander non potrà  comunicare a lungo con la base, dato che è privo di pannelli solari in grado di rifornirlo di energia, gli strumenti di cui è dotato permetteranno di studiare l’ambiente circostante durante la discesa e nelle ore successive.

In particolare, lo strumento DREAMS (Dust characterisation, Risk Assessment, and Environment Analyser on the Martian Surface) misurerà la velocità e la direzione del vento, l’umidità, la pressione e la temperatura in prossimità della superficie otre che la trasparenza dell’atmosfera e i campi elettrici atmosferici.

I dati raccolti da ExoMars 2016 serviranno per la seconda missione del programma ExoMars, prevista per maggio 2018. ExoMars 2018 porterà su Marte un rover attrezzato con una stazione meteo e strumenti per il carotaggio del suolo. Il trapano di carotaggio, in particolare, realizzato dall’Italia, sarà dotato di uno spettrometro all’infrarosso per caratterizzare la struttura mineralogica del suolo e progettato per estrarre campioni fino a una profondità di due metri.

Al via ExoMars, la nuova missione europea verso Marte
Clicca per il dettaglio della manovra di discesa. Ecco come scenderà su Marte il modulo Schiapparelli  (Cortesia ESA/ATG medialab)

Per tutto il mese successivo al lancio, l’Agenzia spaziale italiana, in collaborazione con Thales Alenia Space Italia, Finmeccanica e Telespazio, ha collocato a Roma, in Piazza del Popolo, un’installazione con filmati e interviste che illustrano il significato scientifico, tecnologico e industriale della missione.

Fonte:Inaf.it

 

ExoMars è pronta a partire

Exomars 2016, la prima delle due sonde spaziali che porteranno l’Europa su Marte è ormai pronta per partire. L’abbiamo vista in anteprima.

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Il lander di ExoMars 2016 si stacca dalla sonda madre e inizia la sua discesa verso Marte.

L’Europa sta per mettere un piede su Marte. Anzi sta per metterne due. Il primo molto presto, nel 2016; il secondo nel 2018, con il rover più sofisticato mai costruito. È questa – in poche parole – la missione ExoMars, realizzata da ESA in collaborazione con l’agenzia spaziale russa Roscosmos e con un importantissimo apporto dell’Italia. Un progetto unico in due fasi, con due lanci diversi e con ben tre sonde differenti.

 

Dal punto di vista scientifico si tratta di una sfida molto ambiziosa: trovare le prove dell’esistenza di forme di vita, oggi o nel passato, con una serie di strumenti appositamente pensati per questo. Ma lo è anche dal punto di vista tecnologico, perché l’ESA non ha mai realizzato nulla di paragonabile per livello di complessità.

 

EXOMARS 2016. Ma andiamo con ordine. La prima missione partirà a marzo del 2016 e in circa 9 mesi porterà sul pianeta Rosso due sonde: una sonda madre, chiamata ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO), che orbiterà attorno a Marte a un’altezza di 400 km e che appena giunta nell’orbita prevista sgancerà verso il Pianeta Rosso un lander dimostrativo, chiamato Schiaparelli in onore dell’astronomo italiano famoso per i suoi studi su Marte.

 

Le due sonde sono state realizzate in Italia, nei laboratori di Torino di Thales Alenia Space, una società franco italiana che le ha progettate e costruite. Siamo andati a vederle a Cannes (vedi gallery qui sotto), durante i test finali e poco prima della loro partenza per il cosmodromo di Bajkonur, in Kazakistan.

 

 

LA SONDA MADRE, A CACCIA DI METANO. Grande quanto un’utilitaria e pesante 3,7 tonnellate, l’orbiter è dotato di una serie di strumenti per realizzare il primo inventario completo dei gas atmosferici di Marte.

Un punto chiave delle ricerche sul Pianete Rosso riguarda infatti la presenza di metano nell’atmosfera. Dalle misurazioni effettuate nel passato sappiamo che la sua concentrazione è molto bassa e sporadica: qualche volta riusciamo a misurarlo, altre volte no. Ma il solo fatto che venga rilevato è molto affascinante.

 

Le cause dei picchi stagionali di metano sono ancora un mistero. Possono essere di origine geologica: un semplice sottoprodotto dell’interazione di particolari rocce nel sottosuolo; oppure – ipotesi più interessante – il metano ha un’orgine biologica, come sulla Terra dove è prodotto da organismi viventi. «Il nostro obiettivo è essere in grado di confermare la presenza di metano – ci ha spiegato Jorge Vago, lo scienziato dell’ESA a capo del progetto – e forse anche di spiegarne l’origine».

 

Due missioni, tre sonde. Da sinistra la sonda orbitante di ExoMars 2016; il lander Schiaparelli, sempre della missione ExoMars 2016; il rover di ExoMars 2018. Quest’ultimo sarà dotato di un trapano in grado di raggiungere la profondità di 2 metri. Curiosity non riesce ad andar oltre i 5 centimetri. | ESA

 

HASHTAG: #BELLEFOTO. A bordo dell’orbiter c’è anche CaSSIS, la più sofisticata camera a colori mai inviata su Marte. «Ha una risoluzione inferiore alla fotocamera HiRISE montata sulla sonda MRO della Nasa» ci spiega Nicola Thomas, il ricercatore dell’Università di Berna che ha sviluppato lo strumento in collaborazione con l’Università di Padova. «Ma il sistema di ExoMars ha una sensibilità maggiore per i colori e soprattutto ci permetterà di realizzare immagini steroscopiche con estrema facilità, riprendendo lo stesso luogo da due angolature opposte».

 

 

IL PRIMO “PIEDE” SU MARTE. Schiapparelli, il lander della missione del 2016, invece è una piccola stazione meteorologica che verrà fatta atterrare  nella pianura detta Meridiani Planum. Funzionerà per molto poco (da un minimo di 4 a un massimo di 8 sol, i giorni marziani, che sono più o meno della stessa durata di quelli terrestri) e studierà l’atmosfera nella fase di discesa, mentre una volta atterrato, misurerà la composizione dei venti marziani.

Il lander Schiaparelli. Sullo sfondo (e non in scala) la sonda madre, l’orbiter che fino al 2022 studierà l’atmosfera marziana e farà da “ponte” per le trasmissioni dal suolo marziano alla Terra | ESA

PROVE GENERALI. La fase di sgancio, l’entrata nell’atmosfera e l’atterraggio di Schiapparelli è il momento più importante e complesso di tutta la missione, perché l’ESA non possiede le conoscenze per far atterrare su Marte una sonda da 600 kg, tanto pesa il lander di ExoMars. Per questo la parte di mission al suolo è più dimostrativa che scientifica.

 

Giunto a ridosso di Marte, infatti, il modulo di discesa si separerà dal modulo orbitante e, in  tre giorni, raggiungerà il limite dell’atmosfera marziana, il cosiddetto punto di interfaccia d’ingresso, posto a circa 120 km dalla superficie del pianeta.

 

Da quel momento inizierà una sequenza di discesa simile a quella di Curiosity, come vi raccontiamo nella gallery qui sotto.

 

 

EXOMARS 2018. Se tutto andrà come previsto, nel maggio del 2018 partirà la seconda missione di ExoMars. Ancora più ambiziosa e ancora più complicata. Porterà sul suolo marziano un modulo di discesa e il primo rover marziano europeo. Dopo l’atterraggio, il rover uscirà dalla piattaforma è inizierà la sua missione scientifica: cercare un sito dove potrebbe trovarsi materiale organico ben conservato, e analizzarlo.

 

ExoMars 2018 sarà il rover più sofisticato mai realizzato. Grazie alle sue 6 ruote potrà muoversi in tutte le direzioni: avanzare e indietreggiare, spostarsi di lato come un granchio, potrà persono camminare, sollevando le ruote come fossero le zampe di un ragno. A bordo disporrà di un laboratorio chimico per analizzare i campioni di suolo marziano e una piccola trivella, costruita in Italia, in grado di prelevare campioni di terreno alla profondità record di 2 metri, dove i raggi cosmici non sono in grado di arrivare e di distruggere eventuali forme di vita.

 

Se la missione andrà bene, sarà solo il primo passo verso il prossimo obiettivo dell’ESA: inviare su Marte una sonda in grado di prelevare e portare sulla Terra campioni di suolo.

 

Il razzo russo Proton che porterà nello spazio le due missioni ExoMars. | ESA

UNA STORIA COMPLICATA. La missione ExoMars ha subito negli ultimi anni diverse vicissitudini. Inizialmente l’intera missione doveva essere una collaborazione ESA-NASA, ma poi, quando ormai l’agenzia europea aveva già iniziato i piani per la sua realizzazione, la NASA si è ritirata per taglia al bilancio.

 

Così l’ESA si è rivolta alla Roscosmos, che stava disperatamente cercando le luci della ribalta dopo i precedenti fallimenti, in particolare quello della missione Phobos-Grunt, che doveva riportare sulla Terra campioni della luna marziana Phobos, ma che per un difetto di funzionamento dell’ultimo stadio del vettore è ricaduta nell’atmosfera terrestre bruciando completamente.

 

Il cambio di partner non è stato indolore: meno soldi, molte tecnologie da dover sostituire, tanto tempo perso. Per essere pronti per marzo 2016 gli ingegneri di Thales Alenia Space hanno fatto gli straordinari, lavorando 7 giorni su 7, con tre turni quotidiani. ExoMars partirà da Baikonur, in Kazakistan, tra il 14 e il 25 marzo. Per rispettare questa minuscola e improrogabile finestra di lancio, i tecnici dovranno lavorare ancora tutti i giorni, Natale e Capodanno compresi.

 

MA QUANTO MI COSTI?  ExoMars è una missione proposta dall’Italia e dall’ASI che infatti ne è il massimo finanziatore: 370 milioni di euro, pari al 33% della spesa totale (1,2 miliardi di euro). Inizialmente doveva essere soltanto una missione dimostrativa, ma l’aggiunta di strumenti scientifici ha quasi fatto raddoppiare i costi. Ma per l’Italia è stato un investimento molto vantaggioso perché i ritorni in termini di risultati scientifici e progressi tecnologici sono decisamente alti: la maggior parte degli esperimenti scientifici vedono coinvolti istituti di ricerca italiani; abbiamo la responsabilità complessiva delle due missioni; le aziende italiane hanno costruito la quasi totalità delle due sonde.

 Fonte: Focus.it

Cratere Gale

Ricostruiti grazie ai nuovi dati raccolti dal rover Curiosity il passato idrico, il clima e le condizioni d’abitabilità d’una porzione del suolo marziano. I risultati consentono una comprensione senza precedenti dell’antica storia geologica di Martedi

 Redazione Media Inaf   

Crediti: NASA/Caltech/JPL/MSSS

Nuovi dati raccolti dal rover Curiosity della NASA mostrano come il paesaggio del cratere marziano Gale, in epoche remote della storia del pianeta, fosse dominato dalla presenza d’un sistema idrico temporaneo caratterizzato da delta fluviali e laghi.

A differenza delle teorie precedenti sul passato geologico di questa regione, basate su osservazioni remote, i dati raccolti da Curiosity direttamente sul campo stanno mettendo i ricercatori in grado di verificare un’ipotesi ben precisa: ovvero, che riserve d’acqua potessero accumularsi, per lunghi periodi di tempo, nei grandi crateri da impatto. All’interno del cratere Gale, il rover s’è imbattuto in margini di bacino clinoformi che non potevano essere osservati da strumenti in orbita.

Il team guidato da John Grotzinger, della Sezione di scienze geologiche e planetarie del Caltechha analizzato i sedimenti lungo questi clinoformi, osservando come la superficie del bacino sia salita nel corso del tempo. Combinando queste osservazioni con i calcoli sull’erosione del bordo del cratere, se ne deduce che debba aver avuto luogo un processo d’aggradazione: un aumento dell’elevazione del terreno a seguito della deposizione di sedimenti.

La ghiaia e la sabbia prodotte dall’erosione del bordo e della parete nord del cratere Gale furono trasportate verso sud lungo ruscelli poco profondi. Nel corso del tempo, questi flussi sedimentari avanzarono verso l’interno del cratere, trasformandosi in grani via via più fini mano a mano che scendevano verso valle. Questi delta segnavano il confine d’un antico lago, dove i sedimenti più fini – praticamente fanghiglia – s’accumulavano.

Lo studio di Grotzinger e colleghi suggerisce che, benché la presenza di acqua fosse probabilmente transitoria, in questa regione nell’antichità si siano succeduti più laghi, ciascuno per periodi lunghi dai 100 ai 10 mila anni alla volta: dunque sufficienti, almeno in teoria, a consentire la presenza di forme di vita.

L’area coperta fino a oggi da Curiosity avrebbe impiegato, per sedimentarsi, dai 10 mila ai 10 milioni anni, suggerendo dunque che quei laghi transitori abbiano probabilmente avuto origine da una falda acquifera comune. I dati raccolti indicano inoltre che l’azione erosiva dovuta al vento abbia spostato, nel corso del tempo, i sedimenti presenti nel cratere, dando origine a Mount Sharp.

Per saperne di più:

Fonte:INAF

La sonda Maven è arrivata su Marte. Ci svelerà il passato del pianeta rosso

Dopo un viaggio di 10 mesi, è entrata in orbita intorno al pianeta rosso. E’ la prima missione interamente dedicata all’atmosfera marziana e ci aiuterà a capire perché è diventato un pianeta così arido e deserto

Source: www.repubblica.it

La missione di Maven,sarà quella di studiare l’atmosfera del pianeta rosso e di svelarci i suoi segreti.

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